Spesso la satira politica vive la difficoltà di competere con la realtà: talvolta, infatti, i fatti reali che avvengono nel mondo politico sono sufficientemente esilaranti. Ed è il caso – che arriva dall’Argentina – di Mario Aranda, un dirigente del Partido justicialista della città di La Plata, che ha generato una grande preoccupazione nel peronismo della provincia di Buenos Aires. Il 68enne aveva denunciato di essere stato aggredito, sequestrato e di avere subito una estorsione di denaro pari a 35mila pesos (poco più di 800 euro), oltre a minacce di morte.

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È divantato immediatamente un caso politico, con il movimento peronista ad accusare la governatrice della provincia, María Eugenia Vidal, di ignorare i problemi della sicurezza. Con tanto di comunicati ufficiali nei quali si parla anche di una aggressione di matrice politica, attentato alle libertà politiche. Insomma, buttarla subito in politica è un metodo che conosciamo bene anche alle nostre latitudini. Accuse e comunicati che, ore dopo, sono stati ritirati lasciando spazio all’annuncio dell’espulsione della falsa vittima.

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Mario Aranda aveva raccontato di essersi recato in un luogo per portare materiale ‘da gazebo’ per la raccolta firme contro l’aumento delle tariffe deciso dal governo Macri. E proprio lì ha raccontato di essere stato aggredito e costretto a salire su un’auto, una Fiat Palio. Condotto nella località di Magdalena, ha detto di aver subito una pressione fisica e psicologica costante. E che prima della sua liberazione ha temuto il peggio giacché i fantomatici rapitori erano divisi tra ucciderlo o liberarlo perché, in fondo, aveva pagato.

Ma era tutto falso. Il buon Aranda era con la sua amante e aveva bisogno di un ‘alibi forte’ per poter giustificare un’assenza prolungata dalla casa coniugale. E, evidentemente, si è reso conto solo più tardi di aver esagerato con la fantasia, che il suo racconto aveva innescato polemiche troppo grandi. E ha confessato, mettendo in imbarazzo anche il suo partito. Che ha dovuto emettere un nuovo comunicato, informando che si è trattato di “un problema personale che ha cercato di coprire con una favola” e che sarà chiesta la sua espulsione. Nulla si sa, però, di eventuali decisioni della moglie, le cui ‘sanzioni’ potrebbero rivelarsi ben più pesanti di quelle previste dai regolamenti di partito.


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