Lo zar Sampaoli ‘detronizzato’ a San Pietroburgo


“Succede ovunque di essere criticati dopo una sconfitta. Ovviamente in Argentina accade in maniera più pesante, per il nome e le qualità che abbiamo e per la passione che mettiamo nel calcio”. Le parole di Jorge Luis Sampaoli Moya spiegano solo in parte il clima di ‘terrore’ ampiamente diffuso tra i tifosi. E tra i fortunati (in questo momento un po’ meno) che ai Mondiali di Russia sono stati chiamati a indossare la maglia dell’Albiceleste. Perché se laggiù è il sogno di nove maschi su dieci di ogni età, mai come in questa occasione quella maglia pesa quanto un’armatura. E il match contro la Nigeria è una sorta di processo che non prevede appello. A San Pietroburgo cadono gli zar e possono cadere gli dei del calcio mondiale. Ma lo stesso Ct argentino si sbilancia, deve: “La partita con la Nigeria è un punto di partenza che cancellerà tutto il resto. È il momento di dimostrare il nostro livello, individuale e collettivo”. Ma il clima è teso e la stampa di tutto il mondo ha messo in risalto le voci di spogliatoio. O meglio, voci dallo spogliatoio. La tesi più accreditata tra gli addetti ai lavori è che i giocatori più anziani si siano ammutinati. “Decidiamo noi chi e come schierare in campo contro la nazionale africana” sarebbe il sunto di uno scontro tra allenatore e convocati.


Su una foto si è montato un caso. Javier Mascherano – con i suoi 34 anni, uno dei ‘senatori’ della Selección – che parla con Sampaoli e, carte alla mano, spiega (ordina?) al suo ‘capo’ chi e come deve giocare. Autogestione, in sostanza. O assunzione di responsabilità su loro stessi. Vogliono metterci i piedi, il cuore e anche la testa. Secondo le prime sensazioni Messi, Mascherano e i colleghi più anziani hanno deciso tutto in piena autonomia. Cioè imposto al Ct la soluzione per l’ultima partita da vincere, pena il ritorno a Buenos Aires. Comprensibilmente doloroso sul piano tecnico, professionale ed emotivo. Se l’Argentina non brilla in economia, che vinca almeno sul prato. La Federeazione, per bocca del suo numero uno Tapia, smentisce ogni tesi di complotto. Non può fare altro. Ma qualcosa non torna.

Contro la Nigeria tornano in rosa, tra i pali, Wilfredo ‘Willy’ Caballero (Armani ha deluso, tanto), nonché Di María e Biglia. Novità che vorrebbero per ‘certificato’ il diktat dei ‘vecchi’. Questa potrebbe essere la formazione, con un 4-3-3: Armani; Mercado, Otamendi, Rojo, Tagliafico; Enzo Pérez, Mascherano, Banega; Messi, Higuaín, Di María. Non c’è fiducia verso l’allenatore, ma Mascherano cerca di chiudere ogni chiacchiera su quanto è successo. Conferma che “c’è stata una riunione tecnica” ma il resto – gli fa eco Tapia – “sono tutte bugie dei giornalisti”. Può darsi, ma la realtà è complicata. L’Argentina non può tornare così a Buenos Aires. I tifosi arrivati nella vecchia Capitale russa incitano i loro idoli e questi si uniscono a loro. Un abbraccio sentito. Ma l’imperativo è vincere.

“È stata una settimana molto difficile, ma non puoi sentirti un criminale soltanto perché perdi una partita. L’essenziale è ripartire. La Nigeria è una squadra a due facce, quando gioca libera dalle pressioni fa buone cose, ma sappiamo che possiamo batterla. Abbiamo l’energia che serve per andare avanti, ma l’Argentina deve giocare con il cuore”, chiude il ct.