Lo sport è da sempre considerato uno strumento di esempio per chiunque, giovani e meno giovani. Poi ci sono quelle imprese che restano impresse nella memoria collettiva di tutti, senza se e senza ma. Le difficoltà attuali dell’Argentina sono note a tutti. “Sarà sempre così?”, si chiedono in molti, nel paese sudamericano e oltre confine. Perché non considerare come esempio di rinascita il River Plate, uno dei club argentini più importanti?

argentina river plate retrocessione libertadores gallardo


Il River Plate, attuale campione d’America, non ha vissuto sempre momenti dorati come quello il presente, tutt’altro. Prima di tutta la gloria vi è un anno che nessun tifoso riverplatense potrà mai dimenticare: il 2011.

Nel 2011 la squadra di Núñez arriva a retrocedere dopo un combattuto spareggio con il Belgrano. Giocare il Nacional B (equivalente argentino della nostra serie B) è stato per molti un duro colpo, forse il più duro mai vissuto in uno stadio Monumental pieno di gente in lacrime e in preda alla disperazione.

Nonostante la retrocessione arrivarono gloriosi acquisti come Cavenaghi e Trezeguet, decisivi per tornare subito in Primera División, grazie anche alla mano di un bravo e giovane allenatore come Matías Almeyda, che aveva vissuto l’annus horribilis da calciatore per poi guidare la squadra alla promozione da allenatore. In Italia alcuni lo ricorderanno da calciatore con le maglie di Lazio, Inter e Brescia.

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Dopo la brillante risalita, Ramón Díaz, nuovo allenatore del River Plate, riporta la squadra sul tetto d’Argentina; la squadra si laurea campione del paese per la 35esima volta nella stagione 2013-2014. Lieto fine? Ancora no, il meglio deve ancora venire. Nell’estate del 2014 Díaz si dimette e a lui subentra un giovane allenatore che però sulla sponda biancorossa di Buenos Aires conoscono bene: si tratta di Marcelo Gallardo.

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El Muñeco era già apprezzato durante le sue esperienze da giocatore del River Plate dal 1992 al 1999, dal 2003 al 2006 e nella stagione 2009-2010. È però al suo ritorno da allenatore che si consacrerà come leggenda assoluta del club e, in relativamente pochi anni, porterà la sua squadra a vincere tutto o quasi: la Coppa d’Argentina nel 2016 e nel 2017, la Supercoppa Argentina nel 2017, una Copa Sudamericana nel 2014, la Recopa Sudamericana nel 2015, 2016 e 2019, una Copa Suruga Bank nel 2015.

Infine la coppa più ambita: la Copa Libertadores nel 2015 e, soprattutto, nel 2018 in una notte folle a Madrid contro i rivali di sempre del Boca Juniors. E ora si appresta a giocare un’altra finale spettacolare con la squadra brasiliana del Flamengo.

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Non si può non apprezzare l’impresa di una squadra che ci insegna che dalle ceneri si può rinascere. A prescindere dalla propria fede calcistica, non si può non apprezzare questo esempio di sport meraviglioso made in Argentina che il River ci sta dando. Così come il Boca Juniors ci insegna che si può cadere più volte ma che dalle idee bisogna ripartire, nonostante tutto e tutti e che la storia non si sottovaluta e nemmeno si discute.

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