Il 1955 fu l’anno del terzo titolo mondiale. Al tradizionale avvio con il Gp di Buenos Aires, il campione in carica, incurante del caldo, si aggiudicò subito il primo successo stagionale. Nel successivo Gp di Montecarlo si ripropose già dalle qualifiche la contrapposizione tra Fangio su Mercedes e Ascari su Lancia: entrambi fecero registrare tempi da pole position. Ma il difficile circuito cittadino si rivelò amaro per i due contendenti: Fangio si ritirò per avaria mentre Alberto Ascari fu vittima di un incidente che lo vide precipitare nella acque del porto. Uscitone incolume, perse la vita in un banale test a Monza pochi giorni più tardi. La sua morte separò per sempre i due contendenti. Nelle gare successive, in Belgio e Olanda, Fangio dominò con la determinazione di chi non aveva più rivali e vedeva a portata di mano il terzo titolo iridato. Benché sconfitto dal compagno di squadra Moss nel GP d’Inghilterra, con la gara di Monza l’argentino potette finalmente laurearsi campione mondiale. La collaborazione con Mercedes prevedeva anche gare Turismo e dunque il tre volte campione disputò con la sua 300 Slr la Mille Miglia, giungendo secondo dietro Moss, una vittoria al Nurburgring e due secondi piazzamenti al Tourist Trophy e alla Targa Florio. Dato per favorito alla 24 Ore di Le Mans, neppure questa volta Fangio colse la vittoria. Uno spaventoso incidente, costato la vita al compagno di scuderia Pierre Levegh e a ottanta spettatori, determinò la cancellazione della gara, quando ironicamente Fangio era in testa. Il team Mercedes espose il lutto e ritirò le sue monoposto.


Nel 1956, da tempo notato da Enzo Ferrari, il campione argentino passò alla scuderia di Maranello e iniziò la stagione su Lancia-Ferrari D50 con il tradizionale Gp di Argentina, ma dovette dopo poco ruppe il motore. Ripartito sulla vettura del compagno di squadra Musso, finì fuori strada e si rimise in gara con l’aiuto del pubblico. L’infrazione fu contestata formalmente dalla Maserati, ma invano. Fangio, partito praticamente ultimo, si rese protagonista di una clamorosa rimonta fino a raggiungere il leader della gara, Stirling Moss su Maserati 250F. Pressato dal ritmo indiavolato di Fangio, l’inglese dovette fermarsi per la rottura del motore spianandogli la strada per la vittoria. Nel successivo Gp di Monaco, nonostante molti ed inspiegabili errori di guida, il campione in carica terminò secondo dietro al vincitore Moss. In Belgio tornò a sfiorare la vittoria, complice il ritiro dell’inglese, ma nei successivi giri ruppe la trasmissione e a tagliare il traguardo fu il compagno di squadra Collins. Questi era diventato ormai il competitor diretto dell’argentino e la distanza tra i due si ridusse quando il britannico vinse anche in Francia contro il quarto posto del campione in carica. In Inghilterra l’argentino tornò alla vittoria anche grazie a una nuova provvidenziale avaria di Moss ed un solo punto in classifica lo separava da Collins, piazzatosi secondo.


Nella successiva gara in Germania, Fangio (grande conoscitore del Nurburgring) ristabilì le distanze vincendo facilmente. La gara finale di Monza fu contraddistinta da un episodio di eccezionale sportività. Fangio fu appiedato da un guasto e Collins, all’inseguimento di Moss e con possibilità di migliorare il proprio piazzamento e vincere il mondiale (magari grazie a eventuali guasti) decise invece di cedere la propria vettura al campione, il quale rimontò fino al secondo posto e vinse così il suo quarto tiolo mondiale.



Il rapporto non facile con il Drake spinse, nel 1957, l’asso di Balcarce a cercare un altro ingaggio. Trovatolo con la Maserati, si assunse l’onere di portare alla vittoria una perfezionata 250F. Il binomio ebbe successo e Fangio si aggiudicò facilmente il gradino più alto del podio in Argentina e a Monaco, Rouen, Pescara e Monza. Il suo trionfo al Nurburgring è considerato da molti esperti la più bella gara di Formula 1 di tutti i tempi. Con la Maserati conquistò il suo quinto e ultimo titolo mondiale.

Il 1958 lo vide partecipare sporadicamente ad alcune gare nelle diverse categorie, anche a causa della età non più verde (è stato a 46 anni il più anziano concorrente di un Gran Premio di F1). Prima di dedicarsi definitivamente alle proprie attività imprenditoriali, Fangio fu protagonista di una vicenda drammatica fortunatamente risoltasi in maniera incruenta. Essendosi recato il 23 febbraio all’Avana per partecipare al locale Gp, poco prima dell’inizio della gara fu vittima di un sequestro da parte dei barbudos di Fidel Casto, non ancora giunto al potere. Fortunatamente per lui l’azione ebbe solo scopo propagandistico e dimostrativo, tanto che l’ostaggio fu trattato con tutti i riguardi e rilasciato con ampie scuse e con la irrituale richiesta di firmare alcuni autografi. Fangio non venne meno alla sua proverbiale ironia e ringraziò i sequestratori, avendo saputo che durante il Gp si era verificato un grave incidente, di avergli evitato di partecipare ad una corsa così pericolosa.


La sua ultima affermazione nel mondo dell’automobilismo, che continuò a frequentare con il garbo e l’umiltà che gli erano propri, fu l’istituzione a Balcarce del Museo dell’Automobilismo che porta il suo nome e che è a tutt’oggi meta di numerosi visitatori, che continuano a considerarlo come il più grande campione di tutti i tempi. Morì il 17 luglio del 1995 all’età di ottantaquattro anni, lasciando un indelebile ricordo in tutti gli appassionati di automobilismo. È sepolto nel mausoleo di famiglia nel cimitero di Balcarce.