“Oggi, in mezzo a mille emozioni diverse, annuncio il mio ritiro dalla pallacanestro. Gratitudine immensa verso chiunque (famiglia, amici, compagni di squadra, allenatori, staff, tifosi) sia stato coinvolto nella mia vita negli ultimi 23 anni. È stato un viaggio favoloso. Di gran lunga migliore dei miei sogni più ambiziosi”. Sono le parole che sintetizzano l’addio al basket di Emanuel David “Manu” Ginóbili. 23 anni di carriera e di grandi emozioni, sempre vissute con sobrietà. Il 41enne argentino è considerato il giocatore straniero di maggiore successo nella storia della Nba. Ginóbili, difatti, è stato uno degli otto giocatori della storia – e l’unico giocatore non nato negli Stati Uniti – ad aver vinto quattro campionati Nba e un oro olimpico.


Nato a Bahía Blanca il 28 luglio 1977, Manu Ginóbili ha iniziato a casa sua la carriera professionistica: prima nell’Andino di La Rioja, poi nell’Estudiantes de Bahía Blanca. Nel 1998 è arrivato in Italia per indossare la canotta della Viola Reggio Calabria, in A2. E sono state le sue mani a portarla nella serie principale. Dai Viola alla Virtus Bologna dove, nella sola stagione 2000-01, ha festeggiato le vittorie nel campionato italiano, Coppa Italia ed Eurolega. Nel 2002 per Manu si è aperta la stagione d’oro Nba, con i San Antonio Spurs.

Oltre ai quattro titoli Nba, Ginóbili è stato due volte selezionato per gli All Stars, nel 2005 e nel 2011. Ha anche aiutato l’Argentina a vincere una sorprendente medaglia d’oro alle Olimpiadi del 2004 ad Atene.

Da settimane la stampa argentina inseguiva notizie sul suo ritiro, che è arrivato. Tra la meritatissima celebrazione, applausi e tristezza per un momento che doveva arrivare. Si spegne, almeno sul campo, una stella albiceleste che ha portato l’Argentina tra i grandi del basket. Uno sport ingiustamente considerato ancora ‘minore’, soprattutto in un paese che si nutre di empanadas e pallone. Ma che ciononostante ha saputo chinarsi davanti a tanta bravura.