Pensare a qualcosa di dolce legato all’Argentina è, senza dubbio, farsi venire in mente il dulce de leche. Per i fan del dolce è di sicuro il prodotto più rappresentativo anche se, va detto, non è l’unica delizia che offre la cucina del paese sudamericano in fatto di dolci. In molta parte, si tratta di prodotti derivati dai flussi migratori e anche il rinomato alfajor argentino non sfugge a questa ‘classificazione’.

alfajor argentino storia origini consumo

L’alfajor segue la storia dell’Argentina e delle navi arrivate al porto di Buenos Aires con la particolarità di avere una ‘doppia origine’. L’attuale alfajor argentino è ‘parente’ di quello andaluso. In terra spagnola, però, lo avevano portato gli arabi che hanno parecchio influenzato il Vecchio continente. Loro lo chiamavano al-hasu, ripieno, termine che nei secoli è andato mutando fino all’attuale denominazione. In America Latina è poi arrivato nel 15esimo secolo con i conquistadores.

Da allora, in molti paesi del Subcontinente – non solo Argentina ma anche Bolivia, Cile, Paraguay, Perù, Uruguay e altri – l’alfajor è composto da due biscotti (in alcuni casi anche tre) uniti da un ripieno dolce. In Argentina è chiaramente dulce de leche ma in ogni caso vengono bagnati e ricoperti da cioccolato, glassa o zucchero in polvere. Poi, chiaramente, ci sono le varianti e, in Argentina, diverse ricette a seconda della zona.


La differenza rispetto agli alfajores spagnoli vede questi ultimi, soprattutto in Andalusia e Murcia, più tipici del periodo natalizio e realizzati con pasta di mandorle, noci e miele (in Argentina e Sudamerica farina e maizena). Quindi più simili ai gusti (molto dolci) degli arabi. E, secondo Jorge D’Agostini, autore di un saggio sugli alfajores (El Alfajor, un ícono argentino), in Argentina sopravvive nei secoli senza la minima crisi perché “a noi, come agli arabi, piacciono i sapori intensamente dolci”.

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Stando alla narrazione degli storici, la prima testimonianza documentata di vendita in Argentina risale al 1844 raffigurante una venditrice ambulante con alfajores in un vassoio. Ma oggi è un prodotto che non conosce crisi. Il vero boom a livello industriale c’è stato negli anni Ottanta e sono una cinquantina le marche argentine di alfajor, alcune parecchio attive anche nell’export.

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Si calcola che ogni giorno in Argentina vengono consumati circa sei milioni di alfajor con domanda sempre crescente negli anni. Per molti sono l’ideale per un break tant’è che sono soprattutto i chioschi e le stazioni di servizio i principali esercizi in cui vengono acquistati, concrentrando l’85 per cento delle vendite.

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