È tra le prime cose che il turista ‘della prima volta’ nota camminando per le strade di qualsiasi strada argentina. L’occhio cade inevitabilmente sulle vetrine delle panetterie e pasticcerie dove fanno bella mostra di sé le facturas. Che non è sbagliato chiamare facturas argentine perché, in fondo, è l’unico paese a chiamarle in questo modo.

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Non sono i classici cornetti da colazione, sia per dimensioni che per abitudini. Sono più piccole dei nostri croissant, se ne vendono normalmente in quantità superiori tant’è che normalmente si legge il prezzo “la docena” o “decena”, cioè dodici o dieci. Vanno bene a tutte le ore e il più delle volte accompagnano il mate a metà mattina o nel pomeriggio. A seconda dei casi sono farcite con crema o marmellata, soprattutto di membrillo (mela cotogna) o frutta candita o zucchero a velo. E sono buone.


Factura nello spagnolo corrente fa riferimento al documento fiscale, ma nel caso delle ‘pastarelle’ argentine deriva dal latino facere, quindi fare, creare, termine che si cominciò a utilizzare per sottolineare il lavoro manuale di panettieri e pasticceri. Sono di diversa forma e guarnizione e ognuna ha il suo nome.


Proprio il nome delle singole facturas argentine ha in sé un tratto antico e romantico, figlio anch’esso della grande ondata migratoria dall’Europa verso il Nuovo mondo. L’Argentina è stata una terra di ripiego anche per i perseguitati politici, anarchici e socialisti in modo particolare. La storia è simile a quella dei croissant anti-turchi degli austriaci che, più piccoli, in Argentina sono chiamati medialunas, mezzelune, per la loro forma.

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Tra i ‘ribelli’ europei giunti in Argentina non sono stati pochi gli anarchici, come peraltro ricorda la celebre storia di Severino Di Giovanni. Tutti animati da idee libera da ogni forma di potere statale, religioso ed economico. La storia delle facturas argentine s’intreccia con l’attività dell’anarchico italiano Ettore Mattei che, nel 1887, fondò a Buenos Aires la Sociedad Cosmopolita de Resistencia y Colocación de Obreros Panaderos, una sorta di sindacato dei panettieri.

L’anno successivo, un gruppo di panettieri stimolati da Errico Malatesta, altro anarchico nostrano, decise di organizzare una protesta incrociando le braccia e dando nomi ‘di battaglia’ ai loro prodotti da forno. Tutti pensati per scherno verso lo Stato, la poilizia, l’esercito e la chiesa.

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È questa l’origine, per esempio, dei vigilantes che richiamano i poliziotti. O, ancora, bombas e cañoncitos in riferimento all’esercito. I sacramentos e i suspiros de monja (suora) ironizzano sulla chiesa cattolica. Tra le facturas argentine ci sono anche le bolas de fraile, gonadi del frate, in sostanza krapfen con ripieno di crema. E i libritos, libri, che fanno riferimento alla cultura come mezzo di emancipazione. Più ‘politiche’ le cremonas, che formano una A stilizzata di anarchia.

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