In un paese dove tutto e tutti hanno una giornata dedicata, anche uno dei prodotti di punta della enogastronomia argentina ha sul calendario un momento tutto suo. Il 24 novembre si celebra, nella denominazione ufficiale, il Día del Vino como Bebida Nacional, una giornata in cui si esalta il valore, anche economico, del vino argentino. E va in parallelo con il Día del Malbec, punta di diamante della produzione argentina, che cade il 17 aprile di ogni anno.

giornata vino argentino 24 novembre argentina


Il riconoscimento ufficiale del vino come bevanda nazionale argentina è arrivato con un decreto presidenziale del 2010 e poi con una legge ad hoc del parlamento nazionale approvata all’unanimità. Esalta il vino argentino come motore delle economie regionali e il suo ruolo culturale e identitario nella vita quotidiana degli argentini.

Ed è anche ormai acquisito che il vino argentino sia un grande rappresentante e ambasciatore del paese nei più diversi angoli del mondo, avendo, secondo gli esperti, come qualità e prestigio, superato le altre scoperte recenti nel settore vitivinicolo, come Cile, Sudafrica, Australia e California.

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Per una ulteriore e definitiva consacrazione a livello interno e globale, tuttavia, il vino argentino dovrà attendere qualche anno ancora, patendo attualmente i colpi della recessione. L’attuale contesto macroeconomico frustra un adeguato sviluppo economico del settore. Che, nonostante la recente caduta interna dei consumi e un livello di export non ancora scoppiettante, non ha ridotto la sua qualità, anzi.

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Continuano a crescere gli investimenti esteri, soprattutto da Europa e Stati Uniti, così come continuano ad aumentare le cantine locali, mentre si consolidano i grandi nomi. Negli ultimi anni sono numerosi i nuovi terroir inaugurati, per esempio, nella ormai celebre Valle de Uco di Mendoza, ma anche a Chapadmalal nella provincia di Buenos Aires, o nella provincia patagonica del Chubut.

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Le attuali condizioni del paese, però, stanno portando alla riformulazione del Pevi 2020 (Piano strategico vitivinicolo) probabilmente verso il 2030. Intanto i produttori, almeno quelli più organizzati, approfittano della svalutazione del peso argentino per aggredire i mercati esteri. E tra questi un occhio di riguardo a quello cinese.

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