Il chamamé è patrimonio dell’umanità per la tipicità e il contributo alla cultura dell’intero continente: a due anni dalla richiesta argentina è arrivato il riconoscimento dell’Unesco. È un genere di musica popolare del nord-est e della cosiddetta Mesopotamia argentina.

ballo chamamé argentina dichiarato patrimonio umanità unesco

Il chamamé, nella sua versione originale, ha avuto origine nella provincia di Corrientes poi ha subito la mescolanza con strumenti come la chitarra spagnola, poi il violino e la fisarmonica, frutto dell’immigrazione dal Vecchio continente.


Un tocco di curiosità è il primo chamamé inciso nel 1930 e intitolato Corrientes poty, scritto da Francisco Pracánico che, però, era di San Fernando, località della provincia di Buenos Aires e interpretato dal paraguaiano Samuel Aguayo.


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Ci sono registrazioni che risalgono agli inizi del Ventesimo secolo e il termine chamamé era già usato nel 1931. Prima di allora era spesso chiamato Polka de Corrientes. Con la decisione dell’Unesco, il chamamé è il terzo bene culturale dell’Argentina a essere dichiarato patrimonio dell’umanità, dopo il tango e il fileteado porteño, una tecnica pittorica tradizionale di Buenos Aires.

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Al pari di altre esperienze musicali, il chamamé è una espressione che sdi vive, balla, canta. È tipico e molto praticato nella provincia settentrionale di Corrientes, in tutta la zona del cosiddetto Litoral ma anche in diverse località di Paraguay, Brasile, Uruguay e della Patagonia cilena.

La ‘promozione’ dell’aggenzia della Nazioni unite per la cultura è arrivata nell’anno in cui il chamamé ha perso grandi referenti come Ramona Galarza e il parroco-cantante Pai Julián Zini, che ha girato l’Argentina portando la musica anche in parrochie e chiese. Tra i massimi rappresentanti di questo particolare genere musicale Emilio Chamorro, Mauricio Valenzuela, Ernesto Montiel, Tránsito Cocomarola e Isaco Abitbol.

Perché il Giappone è uno dei paesi che (da decenni) ama di più il tango

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