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‘Soledad’: il film su Soledad Rosas tratto da ‘Amor y anarquía’


È arrivato nei cinema argentini ‘Soledad’, il film sulla vita dell’argentina Soledad Rosas, morta suicida in Italia all’età di 24 anni. La sua storia, difficile, aveva ispirato il libro ‘Amor y anarquía’ di Martín Caparrós, tradotto in numerose lingue, italiano compreso. Un film che sta facendo notizia in Italia perché Soledad è una sorta di icona negli ambienti anarchici, ma anche in Argentina.

Regista è Agustina Macri, la 36enne figlia maggiore dell’attuale presidente e Ivonne Bordeu e a interpretare Soledad Rosas è la 26enne Vera Spinetta, figlia di Luis Alberto Spinetta, popolarissimo e molto apprezzato cantante e musicista argentino morto nel 2012. La sceneggiatura è della stessa Agustina Macri e di Paolo Logli.

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Maria Soledad Rosas era una anarchica argentina, nata a Buenos Aires il 23 maggio 1974. Arrivò in Italia nel 1997 con un’amica, per vivere lontano dalla famiglia e dal padre, con il quale era in conflitto, cominciando a frequentare gli ambienti squatter torinesi. Divenne compagna di Edoardo Massari, detto Baleno, anarchico che si suicidò, impiccandosi, in una cella del carcere torinese de Le Vallette.

Morì, anche lei suicida, l’11 luglio 1998, nella comunità Sottoiponti di Bene Vagienna dove era agli arresti domiciliari, dopo essere stata arrestata e accusata di partecipazione a banda armata, poi trasformata in associazione sovversiva, detenzione di armi, esplosivo, quindi furti e ricettazione.

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Agustina Macri e Vera Spinetta

Soledad Rosas divenne celebre per il dito medio alzato, in segno di sfida alla polizia, manette ai polsi, mentre usciva dall’obitorio, per l’ultimo saluto all’uomo che le era stato al fianco dal suo arrivo in Italia. A lei e a Baleno il movimento No Tav ha dedicato il presidio di San Giuliano. La sua storia presenta ancora oggi punti ‘oscuri’ e discussi.

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Solo nel 2002 la Corte di cassazione ha stabilito che quella di cui facevano parte anche Soledad Rosas e Edoardo Massari non era un’associazione terroristica, bensì si trattava “di tre persone che al massimo si erano macchiate di reati comuni”. Venivano così a cadere le ipotesi di reato più gravi, le finalità eversive e terroristiche (qui un resoconto della vicenda giudiziaria e delle critiche al film). Non è un caso che il sottotitolo del film (scheda film completa) reciti “Un ideale, un amore, un’ingiustizia”.