Gaucho argentino. ‘Gaucho’ è una delle parole che viene associata con molta facilità all’Argentina. Figura a tratti romantica, talvolta misteriosa, il termine gaucho si è prestato a varie interpretazioni. Secondo Ricardo Rodríguez Molas, autore del libro Historia social del Gaucho, c’è corrispondenza semantica e sociale con i termini gabacho o gauachos, utilizzati in Spagna durante il 17esimo e 18esimo secolo per indicare i francesi che fuggivano dalla povertà ripiegando nella Penisola iberica.

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Successivamente, nell’area del Río de la Plata, nel 18esimo secolo, la parola gaucho denominava i contrabbandieri che lavoravano il bestiame per ottenere il cuoio, ma anche per riferirsi a gente nullatenente, senza una minima fonte di reddito. L’immagine del gaucho è rimasta associata a un uomo errante che aveva bisogno solo di un cavallo, un lazo, un coltello per scuoiare gli animali e deciso ad appropriarsi di bestiame altrui.

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Il gaucho dei primi anni del 19esimo secolo era già cambiato: possedeva qualche vestito di ricambio, una dimora precaria, si proponeva come manodopera nelle estancias per guadagnare qualche pesos da sperperare nei vizi, primi tra tutti vino, aguardiente e erba mate. Tuttavia, diversi storici hanno messo in discussione questo stereotipo: il gaucho rioplatense non era il classico uomo solo a cavallo, ma aveva una donna, dei figli e gli attrezzi necessari per lavorare la terra.

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Secondo questo ritratto, il gaucho era un campesino con attività modesta portata avanti con la propria famiglia. Una interpretazione che non esclude la figura leggendaria del gaucho che, però, nell’area rioplatense era minoritaria.

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Nella seconda metà del 19esimo secolo, le politiche statali cercarono di incentivare la manodopera nelle estancias e fu decisa la obbligatorietà della cosiddetta papeleta de conchabo, un documento obbligatorio che i proprietari delle tenute agricole consegnavano ai propri lavoratori.

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Chi non ne era dotato o era fermato dalle autorità al di fuori della ‘giurisdizione’ del proprio datore di lavoro veniva considerato ‘vago y mal entretenido’, e dunque passibile di sanzioni. Di qui la facilità di diffusione di una immagine delle campagne piene di ‘fannulloni e vagabondi’. Poi, verso la fine del 19esimo secolo, la concentrazione dei terreni nelle poche mani dei latifondisti e i progressi organizzativi del lavoro nelle estancias portarono alla trasformazione del gaucho in un peón (contadino, factotum) stipendiato.

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(Nelle immagini precedenti, il gaucho rappresentato dal pittore argentino Florencio Molina Campos)

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