Parlando di Argentina tanti sono gli scrittori interessanti che si stanno affermando nel panorama letterario odierno, nazionale e internazionale. C’è anche Miguel Vitagliano che in Italia ha presentato il suo ultimo libro, Tra le pietre, tradotto da Diego Símini per l’editore salentino Musicaos Editore.

Miguel Vitagliano si presenta come un personaggio eclettico nel panorama culturale argentino, poiché non solo scrive a tempo pieno, avendo pubblicato già molti romanzi, ma è anche critico e docente universitario presso la Universidad de Buenos Aires.

miguel vitagliano scrittore argentino tra le pietre


Come le sembra la reazione del pubblico italiano al suo ultimo libro?
Ho presentato il romanzo a Roma e in Puglia, principalmente a Lecce. Sono stati nove giorni intensi, pieni di partecipazione, dialoghi e letture. Ciò che di più ho notato è stato l’entusiasmo creato attorno al mio libro e la curiosità legata alle due fonti principali della mia opera: la traduzione di Bartolomé Mitre della Divina Commedia e la guerra più cruenta della storia dell’America Latina, la Guerra contro il Paraguay che fu mossa congiuntamente da Argentina, Brasile e Uruguay, dal 1865 al 1870. Ora bisogna aspettare che i lettori leggano il romanzo e si rapportino a essa.

Poter soggiornare in Puglia e presentare Tra le pietre, è stato per me una maniera di congiungere la storia con il suo “inizio embrionale”. Dico questo perché mio nonno materno era originario di Bari ed è grazie a lui che ho potuto apprezzare Dante quando ero ancora un bambino. Egli era un poeta, aveva la grande ambizione di tradurre la Divina Commedia, progetto purtroppo rimasto incompiuto. Era italiano e argentino, amava Dante tanto quanto amava le donne e la traduzione di Bartolomé Mitre lo faceva spesso arrabbiare.

miguel vitagliano scrittore argentino tra le pietre


Il titolo originale del libro è Enterrados, traducibile come “Sepolti”, mentre per la versione italiana si è adottato Tra le pietre. Cosa ne pensa?
Il mio romanzo ha trovato in Diego Símini il suo traduttore perfetto. È stato lui il primo vero lettore che il testo ha avuto in Italia, lo ha letto in maniera accurata e sottile. Abbiamo concordato fin dall’inizio che il romanzo non potesse mantenere il suo stesso titolo in Italia. In spagnolo “estar enterrado” (essere sepolto) è un’espressione comune che non appartiene esclusivamente al registro funebre come in italiano, di fatto ha un uso metaforico molto frequente nella vita quotidiana. Si può dire, per esempio “está enterrado de problemas” (“sommerso di problemi”). Il titolo italiano, Tra le pietre, mi è sembrato il più adeguato tra quelli proposti: le pietre hanno un significato particolare nella storia raccontata e sono l’elemento che incita all’invenzione dei “sepolti” del romanzo.

Nel suo libro è forte la presenza della letteratura italiana, compresi tanti riferimenti alla Divina Commedia di Dante Alighieri, in particolare alla traduzione di Bartolomé Mitre.
Mitre decise di tradurre La Divina Commedia non solamente per soddisfare un desiderio personale. Era convinto del fatto che l’opera di Dante potesse essere lo specchio nel quale la giovane nazione chiamata Argentina potesse riconoscersi, dunque un modello da imitare, un impulso per il popolo argentino.

Bartolomé Mitre è stato presidente della Repubblica argentina (1862/1868), ha fondato La Nación, uno dei più importanti quotidiani nazionali tuttora esistenti e, tra le altre cose, è stato un importante storico. Bisogna tenere in conto che gli anni immediatamente successivi alla sua presidenza sono quelli segnati da una forte migrazione di massa da parte degli italiani. Fino alla fine del XIX secolo, quando pubblica la sua traduzione, la presenza italiana era qualcosa di tangibile e la Divina Commedia era un possibile modello da seguire per gli argentini.

L’opera dantesca poteva essere considerata come un libro proprio degli argentini, un passato ereditato per adozione. In definitiva, il poema rivendicava l’uso di una lingua nazionale, allo stesso modo in cui l’Argentina voleva rivendicare la sua identità in materia di lingua spagnola, inoltre si discuteva sulla relazione tra lo Stato e le diverse nazioni di un territorio.

miguel vitagliano scrittore argentino tra le pietre


Lei ha avuto l’opportunità, da giovane, di intervistare Jorge Luis Borges, può raccontarci le sue sensazioni e i suoi ricordi in merito a questo indimenticabile incontro?
Borges fu molto generoso a concedere questa intervista ai giovani lettori, io avevo appena vent’anni. Era dicembre 1982 quando l’ho chiamato, stavo scrivendo un articolo per una rivista chiamata El Porteño. Il direttore del giornale, Miguel Briante, un grande scrittore fanatico di Borges, mi chiese di intervistarlo per il mio articolo sull’insegnamento di teoria e critica letteraria nell’università.

Ovviamente mi interessava ascoltare Borges mentre parlava di letteratura e non di teoria letteraria contemporanea. Gli chiesi dunque della Divina Commedia: in che momento Dante smetteva di essere “un corpo” durante il suo viaggio nell’oltretomba? Poiché, come sappiamo, inizia il suo viaggio da vivo, arrivando fino al Paradiso e tornando, vi sono segni nel testo riguardanti questo cambiamento? Stavo certamente spogliando la Divina Commedia di ogni sua dimensione allegorica.

Borges si astenne dal correggermi, condivise però con me i ricordi delle sue letture dantesche. Mi disse: “Lei crede che uno possa morire se sta guardando Dio? Io non lo credo”. Dopo mi offrì il suo bastone affinché io potessi tenerlo tra le mani, raccontandomi che era un bastone utilizzato dai pastori irlandesi, “lo tenga – mi disse – senta bene se si adatta alle mani; le interesserà poiché è un bastone che appare in un racconto di Joyce”. Sorrisi, o immagino di aver sorriso in quel momento, però senza sapere quale relazione ci fosse tra questo e Dante e ciò di cui stavamo parlando.

Ho passato anni a cercare di intravedere il significato di queste parole. Borges mi raccomandava di prestare attenzione al fatto che l’esperienza che avevo con le cose si modificava secondo la mia esperienza come lettore. Dunque, questo bastone non era lo stesso senza la letteratura. La cosa curiosa è che non ho mai trovato la citazione di un bastone simile a quello in un racconto di Joyce.

Miguel Vitagliano, nato a Buenos Aires nel 1961, è scrittore, giornalista, critico letterario e docente universitario di Teoria letteraria presso la facoltà di Lettere della Universidad de Buenos Aires, dove è anche direttore del Dipartimento di Lettere. Autore di numerosi romanzi e saggi che gli hanno portato molti premi in ambito letterario, esordisce in Italia con Tra le pietre.

Miguel Vitagliano
Tra le pietre
Musicaos Editore, Neviano (Le)
pp. 306, euro 15, e-book disponibile a breve

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