La storia personale di María Josefina Cerutti comincia con l’emigrazione in Argentina di Emanuele Cerutti, di cui è pronipote. Un uomo normale partito dalla provincia di Novara, uno dei tantissimi, con la sua esperienza, a riempire di italianità il paese sudamericano. E che, come tanti sbarcati in quella remota parte di mondo, riuscirono a costruire tanto. Vino amaro è un romanzo che ripropone tre elementi fondamentali della storia argentina: l’immigrazione italiana, la parentesi buia dell’ultima dittatura militare, la tuttora forte difficoltà di fare realmente i conti con quella fase devastante del passato recente.

vino amaro romanzo maria josefina cerutti


Un punto, quest’ultimo, riassunto efficacemente nella prefazione di Giovanni Cerutti, laddove scrive che “…le vittime restano vittime e non ci sono azioni umane in grado di riscattarle dalla loro condizione”. La forza di Vino amaro è l’essere un romanzo autobiografico che riporta memorie personali e di famiglia raccontate con dolcezza narrativa in un contesto politico e sociale devastante.


Era il 1977, gli uomini legati all’ammiraglio Eduardo Massera riuscivano a impossessarsi dei beni della famiglia Cerutti che, nei decenni, aveva messo in piedi un’azienda vitivinicola nei pressi di Mendoza. Tra questi c’era anche Casa Grande, una proprietà immobiliare che il bisnonno di María Josefina aveva acquistato facendola diventare il simbolo dell’ascesa economica e sociale della famiglia.


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Casita robada (casa rubata) è difatti il titolo originale dell’opera, pubblicata in Argentina nel 2016, tradotta in italiano nel 2019 in una edizione promossa in collaborazione con l’Istituto storico Fornara di Novara.

Ancora, l’arresto illegale e la detenzione, altrettanto, illegale di suo nonno Victor nella Esma per poi farlo sparire lanciandolo da un aereo nelle acque del Río de la Plata. Con il solito pretesto, la presunta attività politica “sovversiva” quand’anche quell’uomo dalla politica fosse rimasto sempre lontano ed estraneo.

Vino amaro è una lettura che appassiona, col valore aggiunto di continuare a interrogare sia sull’emigrazione italiana in Argentina che sull’annullamento dei principi di base dello stato di diritto e del senso di umanità per sette interminabili anni.

María Josefina Cerutti, cittadinanza argentina e italiana, si è dedicata allo studio dell’emigrazione italiana in Argentina già dai tempi delle lauree in Sociologia a Buenos Aires e a Trento, con tesi a ciò dedicate. Scrive su varie testate argentine dedicandosi anche alla diffusione della cultura e della letteratura del vino. Insegna all’Università nazionale delle arti di Buenos Aires.

María Josefina Cerutti
Vino amaro
Una storia di emigrazione e dittatura

Interlinea, 2019
pp. 190, euro 18

“Tre anni a Buenos Aires”, la dittatura argentina vissuta dall’ambasciata italiana nel racconto di Bernardino Osio

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