Con uno dei primi provvedimenti, il governo di Alberto Fernández rischia di compromettere i suoi rapporti con il ‘campo’, settore trainante dell’economia argentina. L’esecutivo ha difatti disposto l’aumento delle tasse di esportazione sui principali prodotti agricoli. A essere colpita è soprattutto la soia, tra i prodotti dell’agroindustria maggiormente venduti oltre confine.

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Il governo nazionale ha derogato il precedente schema deciso dall’esecutivo di Mauricio Macri, che prevedeva diritti di esportazione del 18 per cento ai quali andavano aggiunti 4 pesos ogni dollaro Usa del valore della merce esportata.


Col nuovo decreto si aggiunge un ulteriore 9 per cento, portando gli oneri di esportazione al 27 per cento. Alla stessa aliquota arrivano anche farina, olio e pellet di soia. L’aumento è invece più contenuto per grano, mais, girasole e sorgo, che passano dal 6,7 al 12 per cento.


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La misura, secondo il governo, è giustificata dalla “grave situazione delle finanze pubbliche che rende necessaria l’adozione di urgenti misure di carattere fiscale che permettano di far fronte, almeno parzialmente, alla spesa pubblica”. E, inoltre, tiene presente la forte svalutazione subita dalla moneta argentina nell’ultimo anno.

Immediata la reazione del settore agroindustriale che legittimamente sottolinea il suo ruolo strategico nell’economia nazionale. Secondo gli addetti ai lavori, difatti, i dazi costituiscono uno strumento già utilizzato in passato senza risultati apprezzabili. “È una politica poco intelligente che volta le spalle alla produzione” perché “serve esportare di più per consentire maggiore ingresso di dollari”, fanno sapere dal principale ente di categoria.

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Il feeling tra governo centrale e agroindustria costruito dall’esecutivo Macri è, dunque, alla prima occasione di crisi laddove dal campo parlano di “inizio non buono” e ‘suggeriscono’ di “provare altre cose” tra cui “la riduzione della spesa della macchina statale”. Ma per il presidente Fernández le difficoltà economico-finanziarie del paese “si possono superare solo con il contributo di tutti”.

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