Tra le misure di prossima adozione in Argentina, il nuovo governo ha annunciato una tassa del 30 per cento sui consumi in dollari e un aumento delle aliquote d’imposta sulle proprietà personali senza però modificare quelle sui redditi. Secondo l’esecutivo guidato da Alberto Fernández, le imposte sui consumi all’estero rispondono a una “logica distributiva”.

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Il ministro dell’Economia, Martín Guzmán


Il campo di applicazione è molto vasto, comprendendo anche gli acquisti di biglietti aerei in dollari o di servizi transati sul web come gli abbonamenti alle tv in streaming. La tassa va difatti a colpire le operazioni effettuate all’estero con carta di credito (per questo definita del ‘dólar turista’), ma anche i servizi contrattati in patria in dollari. Lo scopo dell’esecutivo è quello di frenare la fuoriuscita di valuta straniera.

Stando alle stime del ministero dell’Economia, l’applicazione di questo nuovo tributo potrebbe portare nelle casse dell’Argentina, nel solo 2020, all’incirca 1,5 miliardi di dollari, permettendo di ridurre il deficit di conto corrente da 6 a 4,5 miliardi di dollari.

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Per quanto riguarda la patrimoniale, gli aumenti delle aliquote dei beni personali non vanno a cambiare i minimi imponibili, ma si limitano a un aggiornamento delle aliquote previste: per esempio, quella dello 0,25 passa a 0,5 per cento, mentre quella dello 0,5 allo 0,7. Tuttavia, gli aumenti saranno maggiori per i beni all’estero. Sul piano delle imposte sui redditi, almeno per il momento, nessuna modifica alle aliquote.

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