Dopo la visita negli Stati Uniti, durante la quale ha incontrato investitori e rappresentanti di Fondo monetario internazionale e Banca mondiale, il prossimo obiettivo dell’Argentina è l’Europa. Sullo sfondo, ancora una volta, il problema del debito. Alla fine della prossima settimana, il ministro dell’Economia, Martín Guzmán, sarà nel Vecchio continente per negoziare una proroga delle scadenze del debito con il Club di Parigi.

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Si tratta di circa 2,4 miliardi di dollari in scadenza a maggio per i quali il governo argentino chiederà un accordo che posticipi i pagamenti al 2023. La cifra, sebbene apparentemente non esorbitante, non è nelle attuali possibilità dell’Argentina, in sofferenza tra recessione che dura dal 2018 e pandemia. Lo stato di insolvenza con il Club di Parigi si protrae dallo scorso 5 luglio.


Secondo la stampa argentina, Guzmán dovrebbe non trovare grandi difficoltà con Francia, Italia, Spagna e Germania. Di sicuro il massimo risultato è già scritto: nessun taglio di capitale e interessi. Primo incontro, anche per il ruolo di presidenza formale del Club di Parigi, con l’omologo franccese, Bruno Le Maire. Più resistente è descritto il ministro dell’Economia tedesco, Peter Altmaier mentre maggiore apertura dovrebbe arrivare dai colleghi di Italia e Spagna.


Le prospettive del governo sono positive, ritenendo il Club di Parigi favorevole a un accordo. E, inoltre, considera interamente legittime le pretese dei creditori, cioè non legate a letture politiche come nel caso del maxi prestito Fmi del 2018, considerato ‘figlio’ dell’impostazione politica del precedente esecutivo di Mauricio Macri. Tuttavia, secondo l’attuale dirigenza argentina ritiene di dovere assumere lo stesso orientamento nei confronti di tutti i creditori.

Lo scopo ulteriore del governo è quello di non intaccare le riserve della Banca centrale, strumento indispensabile per affrontare le turbolenze del mercato cambiario e non dovere ricorrere a politiche monetarie ‘estreme’. Almeno fino alle prossime elezioni parlamentarie parziali, il prossimo mese di ottobre.

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