Il presidente Alberto Fernández conferma le voci che sui mercati finanziari circolano avvolte da una certa siicurezza: l’Argentina “è vicina” a un accordo con il Fondo monetario internazionale. Negli ultimi mesi, più volte, sia dal governo di Buenos Aires che dal Fmi sono arrivati messaggi di ottimismo sulla ristrutturazione del pesante debito di quasi 45 miliardi di dollari ereditato dal precedente esecutivo di Mauricio Macri.

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Alberto Fernández in videoconferenza con Kristalina Georgieva

Una buona notizia per l’Argentina che, a breve, potrebbe ritrovare ossigeno e maggiore stabilità utile all’attrazione di investimenti esteri, vitali per il rilancio dell’economia nazionale. Tuttavia, ci sono punti dell’accordo ancora in bilico e sui quali continuano gli scambi tra i plenipotenziari, per il paese sudamericano il ministro dell’Economia, Martín Guzmán.

Sul tavolo è una la condizione che continua a scaldare i negoziati e lo stesso Fernández lo ha ribadito in una intervista al quotidiano argentino La Nación ricorrendo al “sine qua non”. È il costo degli interessi, che l’Argentina considera onerosi. Il governo di Buenos Aires chiede la riduzione del tasso dal 4,05 per cento all’1,05 che, nel lungo periodo, farebbe risparmiare otto miliardi di dollari.


Un traguardo difficile, pare di capire. Perché se il Fmi si è reso disponibile a una valutazione della richiesta, magari non in termini così decisi, dal canto suo la numero uno, Kristalina Georgieva, non ha mancato di segnalare che il tasso d’interesse vigente è funzionale alla tenuta dei conti dell’organismo. Tuttavia, l’Argentina insiste argomentando sul particolare momento storico e definendo gli attuali costi del credito un “castigo” per i paesi in difficoltà.

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Martín Guzmán e Kristalina Georgieva

A ogni modo, l’obiettivo centrale dell’Argentina resta quello di trasformare l’accordo di tipo Stand-by, accettato da Macri nel 2018, Extended fund facility, una linea di credito più lunga prevedendo un programma di dieci anni con un iniziale periodo di grazia di quattro anni. Pare cosa fatta, almeno questa.

Il consenso del governo argentino, difatti, sembra negli atti già da mesi, ma è un punto che agita la maggioranza. L’ala kirchnerista – che per principio e indole è tradizionalmente ostile a concessioni al Fmi – cioè quella fa capo alla vicepresidente, Cristina Fernández, vorrebbe tentare di imporre tempi più lunghi.

Alberto Fernández e Guzmán, però, ne avvertono l’impraticabilità e giocano una partita diversa: una clausola che permetta all’Argentina di migrare in automatico verso un eventuale nuovo programma di assistenza con condizioni più favorevoli che il Fmi dovesse mettere a disposizione dei soci.

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