Non c’è totale diffidenza da parte dei mercati verso il programma economico del governo Fernández, dopo le prime dichiarazioni del ministro dell’Economia, Martín Guzmán. Jp Morgan ha rivisto al ribasso il rischio paese dell’Argentina, portandolo, giovedì 12 dicembre, a 2.082 punti base (il confronto è, come sempre, con i buoni del Tesoro Usa). È il livello di spread più basso registrato dallo scorso 18 ottobre.

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Martín Guzmán


Il panorama macroeconomico descritto dal titolare dell’Economia è quello di default “vituale” in cui, ha spiegato, la ristrutturazione del debito estero per evitare di dover affrontare ulteriori tagli fiscali e l’avanzo primario derivato dal commercio estero sono gli unici strumenti disponibili per finanziare la ripresa dell’economia argentina. Parole che servono a confermare la linea già anticipata prima dell’insediamento dell’esecutivo.

La premessa di Guzmán è quella di “una profonda crisi economica e sociale in un contesto di estrema fragilità”. Questo è il punto di partenza del team economico di Fernández per i prossimi quattro anni, compito che lo steso ministro ha definito “cammino angusto da percorrere”.

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Le linee prioritarie sono state anche descritte da Fernández nel suo discorso di insediamento tenuto innanzi al parlamento, cioè la protezione dei settori più vulnerabili (in un paese che ha superato il 40 per cento di povertà) e allo stesso tempo disegnare le base per uno sviluppo sostenibile dell’economia argentina. Sospensione dei pagamenti del debito per due anni, rimessa in moto della produzione e rilancio del mercato interno: sono questi i pilastri del piano economico del governo.


Dal canto suo, il Fondo monetario internazionale, ingombrante creditore di Buenos Aires, è nel classico atteggiamento di ‘wait and see’. Lo stesso portavoce, Gerry Rice, ha spiegato che l’istituto attende di conoscere programmi e obiettivi del governo e solo dopo si riprenderà il discorso relativo alla ristrutturazione del debito di Buenos Aires.

Il Fmi, peraltro, è consapevole che “l’Argentina sta attraversando una congiuntura con un impatto sociale importante” e di qui la mano tesa per sostenere “le necessarie politiche rivolte ai settori più vulnerabili della società”.

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Con gli oltre 45 miliardi di dollari del prestito finora concesso, il Fmi è il creditore numero uno di Buenos Aires. “Cercheremo di adeguare l’accordo ai nostri obiettivi di sostenibilità macroeconomica”, ha dichiarato Guzmán al riguardo aggiungendo che “lo stesso Fmi riconosce oggi il fallimento del programma precedente ed è consapevole della grave crisi che attraversiamo. È per questo che, ha concluso, il piano macroeconomico sarà deciso dal governo argentino, “non è un programma disegnato dall’Fmi, è un programma nostro”.

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