Il Fondo monetario ‘dà’, il Fondo monetario ‘toglie’. È proprio il Fmi a ‘certificare’ che l’attività economica in Argentina subirà una contrazione del 2,6 per cento nel 2018 e dell’1,6 per cento nel 2019. Una ‘certificazione’ arrivata con l’ultimo World Economic Outlook presentato a Bali durante il meeting di Fmi e Banca mondiale.

Proiezioni, quelle del Fondo, che almeno in parte frustrano l’ottimismo di Buenos Aires. Perché le stime del governo Macri, indicate nella legge di bilancio per il 2019, sono di una contrazione del 2,4 per il 2018, e dello 0,5 per cento nel 2019. Differenza molto marcata, dunque, l’1,1 per cento, rispetto a quanto previsto dal Fmi.

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Una mezza buona notizia sull’inflazione. Per il 2018, il Fondo prevede un tasso del 40,5 per cento, quindi inferiore al 42 per cento previsto dall’esecutivo ma anche a quel 45 per cento ipotizzato da analisti di mercato locali. Per il 2019, invece, l’istituto di Washington prevede un aumento dell’indice dei prezzi del 20,2 per cento, inferiore al 25 per cento proiettato dal governo, con un’inflazione media sui 12 mesi del 31,7 per cento contro quella del 34,8 per cento che figura nella Finanziaria.

La nota più dolente, quella che incide maggiormente sulla popolarità del governo, è sul piano dell’occupazione. Il documento dell’organismo multilaterale prevede che proprio a causa di questa prolungata recessione il tasso di disoccupazione salirà dall’attuale 8,9 per cento al 9,4 nel 2019.

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È solo sul lungo periodo che il Fmi sembra sorridere all’Argentina, avvertendo che, fermo restando “l’applicazione delle riforme” politiche ed economiche accordate e il “recupero della fiducia” dei mercati, si può prevedere una ripresa dell’economia grazie alle esportazioni provenienti dal settore agro-industriale e dallo sfruttamento delle risorse energetiche soprattutto per quanto riguarda le potenzialità di crescita del bacino di Vaca Muerta.

In generale, però, a parziale consolazione dell’Argentina, sono meno rosee del previsto le stime del Fmi sull’intera America Latina, che chiuderà il 2018 con una crescita dell’1,2 per cento, cioè di uno 0.8% in meno rispetto anche alle stime di soli 3 mesi fa. Una dinamica su cui pesano principalmente i problemi riscontrati in Argentina, i dubbi sollevati dalle prospettive politiche in Brasile e dall’emergenza del Venezuela che potrebbe chiudere l’anno con una contrazione del 18 per cento.

Ma, a loro volta, le previsioni economiche sul Latinoamerica si inseriscono in un contesto di minore aspettativa di crescita a livello globale. Il Fondo monetario internazionale ritiene infatti che nel 2018 e nel 2019 l’economia mondiale crescerà del 3,7 per cento, in entrambi i casi due decimali in meno rispetto alla previsione di luglio.