Dopo il pareggio della grande Argentina (44 milioni di abitanti) con la piccola e meno esperta Islanda (una anagrafe di neanche 340mila persone), gli analisti hanno simulato un match economico tra i due Paesi. E dall’1-1 dei Mondiali di Russia si è passati a un 7-1 a favore di Reykjavík. Pesando il prodotto interno lordo, i 24,85 miliardi di quello islandese equivalgono a un pro-capite di 52.100 dollari. L’Argentina ha un Pil di 619,9 miliardi di dollari ma un pro-capite di 20.700. 1-0.

L’Argentina investe in salute il 4,8 per cento del Pil. L’Islanda quasi il doppio: 8,9 per cento. 2-0.

Il 3-0 arriva con l’inflazione, incubo argentino degli ultimi anni. In Islanda è pari al’1,8 per cento, mentre a Buenos Aires per tutto il 2018 è certo il 27 per cento.

Tasso di disoccupazione: in Islanda 2,8 per cento, in Argentina 8,1. 4-0.

L’Islanda ‘segna’ anche sul piano del rapporto deficit/Pil: 0,9 per cento contro il 6,1 di Buenos Aires. 5-0.

Idem sul rapporto debito pubblico/Pil: se nel piccolo Paese nordico è pari al 47,4 per cento, in Argentina l’indicatore è pari al 53,7 per cento. 6-0.

Solo con le esportazioni arriva il primo gol (facile) degli argentini. Il Paese sudamericano vende le proprie merci al resto del mondo per 59,69 miliardi di dollari. Poco può l’Isola con i suoi 4,6 miliardi di dollari. 6-1.

L’Islanda, infine, allunga le distanze con la bilancia commerciale. Se le autorità di Buenos Aires registrano un ‘rosso’ di 22,130 miliardi di dollari, Reykjavík può essere fiera del suo saldo positivo pari a 1,540 miliardi di dollari. E, in conclusione, le ossessioni argentine restano le due di sempre: il calcio e l’economia.