In epoca di difesa dei conti pubblici, spazio ai controlli fiscali creativi. L’Afip (Administración federal de ingresos públicos, paragonabile all’italiana Agenzia delle entrate) ha informato che provvederà all’incrocio dei dati relativi a reddito e spese di quegli argentini che sono partiti per la Russia per seguire le partite della Nazionale. Lo scopo dichiarato è quello di verificare se la trasferta ‘del cuore’ è compatibile a quanto dichiarato al fisco in termini di redditi e proprietà. Le autorità nazionali, sulla base dei dati delle vendite Fifa, hanno stimato che sono circa 54mila gli argentini che si sono messi in volo per la Russia. Per loro, quindi, alla sofferenza calcistica si aggiunge quella fiscale. Va da sé che parte dei tifosi in trasferta è residente all’estero, ma l’Afip ha calcolato che il ‘viaggio Mondiale’ può essere costato tra gli 8mila e i 30mila dollari. Cifre di tutto rispetto e non certo alla portata di tutti. Il metodo usato dall’agenzia è triplice: verifica, presso le agenzie di viaggi e turismo, dei nomi di chi ha acquistato biglietti aerei e pacchetti per Russia 2018; richiesta, alla Dirección de migraciones, dei nomi di chi, a partire dal 1 giugno, è uscito dal Paese destinazione Russia; analisi dei flussi delle carte di credito alla ricerca di spese sostenute nelle lande di Vladimir Putin. Lo studio dei dati permetterà all’Afip di accertare la loro effettiva capacità di spesa e, di conseguenza, se hanno presentato dichiarazioni fedeli.

Ma questa non è la prima volta: il metodo fu già utilizzato durante i Mondiali brasiliani del 2014. Con i controlli di quattro anni fa il fisco argentino riuscì a individuare l’infedeltà di cento contribuenti che avevano attraversato il confine con la bandiera celeste y blanca. Gli stessi, a seguito degli accertamenti, furono ritenuti più ‘solidi’ di quanto dichiarato ed esclusi dal cosiddetto regime Monotributo, un regime fiscale agevolato per chi ha redditi inferiori a determinate cifre. Per esempio, alcuni erano negli scaglioni con redditi fino a 48mila e 72mila pesos annui, ma per acquistare i pacchetti per il Brasile di pesos ne servivano 100mila. A far crescere il tradizionale astio verso i vicini verdeoro, la collaborazione che le autorità brasiliane garantirono ai colleghi argentini. La conseguenze, oltre alle sanzioni, è quella di transitare al più ‘pesante’ regime normale, quindi redditi e Iva. La Selección, dunque, ha una responsabilità in più. Per i ‘patrioti’ che prendono parte alla campagna di Russia tornare perdenti sul campo e anche bastonati dal fisco sarebbe troppo.




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