Piegata da una recessione che non dà tregua dalla metà del 2018 e, stando alla ancora forte diffusione dei contagi, dalla ancora temibile pandemia di coronavirus, l’Argentina intende affidarsi a un piano di ripresa dell’economia. È la fase post-pandemica che invocano i settori produttivi e che il governo di Buenos Aires cerca di tradurre in provvedimenti concreti. È lo stesso presidente, Alberto Fernández, a illustrare le principali linee del programma di rilancio tuttora allo studio dell’esecutivo.

In una intervista al quotidiano filo-governativo Página 12, il leader peronista ritiene percorribile una strada fondata su tre pilastri di espansione: l’export agricolo, le opere pubbliche e l’edilizia privata. “La parte principale del piano consiste in opere pubbliche e edilizia abitativa” perché “formidabili volani dell’economia che non richiedono importazione”.


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Si tratterebbe, come anticipa Fernández, “sessanta iniziative che puntano a rimettere in moto l’economia”, in alcuni casi anche facendo ricorso a incentivi. Il presidente intende tendere una mano alle imprese non escludendo il ricorso a un condono fiscale tra le misure attualmente allo studio di fattibilità. Pur dicendosi “non favorevole” a questa natura di provvedimenti, Fernández anticipa che “è in agenda” chiesto dagli enti del settore edilizio.


Un punto fondamentale del piano di rilancio si fonda su una previsione specifica, l’aumento della domanda di commodity nel 2021, per l’Argentina preziosissima fonte di ingresso di moneta estera.

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