Per Mauricio Macri un inizio di vacanze estive funestato dalle notizie che arrivano dai mercati finanziari. Aumenta la diffidenza dei mercati verso l’Argentina: in un solo giorno lo spread è salito di 19 punti portandosi a 806. Un record negativo per l’attuale governo: in tre anni di mandato lo spread non era mai arrivato a livelli così preoccupanti.

Secondo gli analisti, questo rialzo dipende dal contesto internazionale avverso nonché dalla decisione della Federal Reserve statunitense di aumentare ulteriormente il tasso ufficiale di sconto, che aumenta la pressione degli interessi del debito estero sulle casse dello Stato. Ciò che va notato è che dall’inizio del 2018, quando era a 350 punti, l’indice elaborato da Jp Morgan è aumentato del 130 per cento e del 14 per cento nel solo ultimo mese di dicembre. Dunque, la ‘protezione’ assicurata dal maxi prestito del Fondo monetario internazionale non sembra essere sufficiente.

argentina spread crisi 2018

Gli investitori hanno la consapevolezza che il pagamento degli interessi del debito è assicurato dal programma di assistenza finanziaria del Fondo solo fino al 2019. Il 2019 presenta, inoltre, un’altra incognita: il voto presidenziale del 27 ottobre. Appuntamento elettorale che i mercati vedono come un bivio: la continuità delle politiche macriste, concordate con il Fondo monetario internazionale e apprezzate dai partner internazionali politici ed economici, oppure il ritorno a scelte di ‘chiusura’ come quelle del periodo kirchnerista.


I sondaggi degli ultimi mesi danno un testa a testa tra Macri e Cristina Fernández, in alcuni casi con un leggero vantaggio della esponente peronista.

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