“Ci sono le condizioni per proseguire con l’attuale politica cambiaria e non procedere a una svalutazione”. Con queste parole il ministro dell’Economia, Martín Guzmán, ha escluso una imminente svalutazione – che molto osservatori ipotizzano entro la fine del 2020 – nonostante le forti pressioni speculative sul mercato finanziario locale. Guzmán ha chiarito che il governo dell’Argentina “continuerà col ritmo di deprezzamento del peso argentino rispetto al dollaro in linea con il tasso di inflazione cercando di ridurre gradualmente quest’ultima”.

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Il ministro dell’Economia, Martín Guzmán

Davanti alle grandi incognite che premono sull’economia argentina, è dovuto intervenire lo stesso presidente, Alberto Fernández, col tentativo di rassicurare i mercati escludendo sia l’ipotesi svalutazione che il congelamento dei depositi in dollari.


“Affrontiamo un problema di scarsezza di divisa che abbiamo ereditato dal governo precedente e per la sfiducia che viene generata con fake news da parte di settori che sostengono che ci sarà una svalutazione o che potremmo impossessarci dei depositi della gente”, ha dichiarato il mandatario. Il riferimento è alla decisione presa dall’allora presidente Fernando De La Rúa passata alla storia come ‘corralito’, il blocco dei depositi in dollari dopo il devastante crollo del 2001.


Il ministro Guzmán si è espresso anche sui movimenti speculativi che in Argentina si registrano nel mercato dei cambi parallelo tra peso argentino e dollaro attraverso l’acquisto con moneta nazionale di titoli in dollari a una quotazione ormai doppia rispetto a quella ufficiale.

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“In linea generale abbiamo una situazione con avanzo commerciale. Non affrontiamo scadenze del debito estere nel breve termine, abbiamo riserve per 41 miliardi di dollari con 12 miliardi di dollari di depositi e ci sono controlli sui capitali”, ha dichiarato il titolare dell’Economia. Secondo Guzmán, infine, la differenza di quotazione del dollaro sul mercato ufficiale con quello sul mercato finanziario “genera un’aspettativa di svalutazione che non è attinente con il contesto reale”.

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