Tassi di interesse al 60%, i più alti del mondo. L’ultima mossa argentina


L’Argentina corre ai ripari dopo l’ennesima caduta del peso. L’ultima mossa è della Banca centrale, che ha alzato i tassi di interesse al 60 per cento. Ora sono i più alti del mondo. L’aumento del tasso di interesse chiave dal 45 al 60 per cento cerca di frenare la caduta del peso, che ha perso oltre il 10 per cento in due giorni. Il deprezzamento è del 12 per cento dall’inizio della settimana e del 45 dall’inizio di quest’anno.

La decisione segue la richiesta del president Mauricio Macri al Fondo monetarii internazionale di accelerare il versamento dei 50 miliardi di dollari previsti dal piano di salvataggio del paese.

Luis Caputo, presidente della Banca centrale

Poco prima dell’intervento della Banca centrale, il governo Macri, con il capo di gabinetto Marcos Peña, aveva cercato di rassicurare i mercati. “Non ci troviamo di fronte a nessun fallimento economico. Questa è una trasformazione, non un fallimento. Durante la trasformazione possono esserci momenti più difficili e momenti in cui tutto sembra andare bene”, aveva detto Peña. Le sue parole non hanno però sortito alcun effetto.

Le tensioni in Argentina vanno ad aumentare le pressioni sui mercati emergenti. La lira turca è in calo di oltre il 5,5 per cento sui timori per l’economia e i mercati finanziari. Il rand sud africano perde il 2 per cento e il peso messicano l’1. In questo contesto, il peso argentino è la valuta con la peggior performance al mondo nel 2018, avendo già perso oltre la metà del suo valore nei confronti del dollaro dalla fine dello scorso anno.

Anche le borse hanno accusato il ‘colpo’ argentino. Milano e tutti i mercati azionari europei in vista della chiusura si appesantiscono accusando soprattutto il ‘caso Argentina’: l’indice Ftse Mib ha perso ieri l’1 per cento facendo solo un po’ peggio di Madrid (-1,2), in quanto la Spagna è più esposta verso il Paese sudamericano. Negative anche Londra e Parigi. A Milano sempre male Astaldi (-7 per cento) e Tenaris, che cede oltre il 5, conseguenza di avere in Sudamerica il secondo mercato di riferimento per fatturato.