Mercati ancora preoccupati per l’instabilità dell’Argentina. La borsa di Buenos Aires ha chiuso la seduta di mercoledì 8 agosto perdendo 4 punti percentuali dell’indice Merval. Causa la caduta principalmente delle azioni del settore energetico e finanziario e l’indice di rischio paese ha raggiunto il maggior livello dall’inizio dell’era del presidente Mauricio Macri. È il terzo risultato negativo consecutivo per il Merval, che dall’inizio della settimana accumula un ribasso del 6,6 per cento. Tra le ragioni di questo risultato, secondo l’analisi del quotidiano economico argentino Ámbito Financiero, oltre alle tensioni commerciali a livello globale, anche le possibili conseguenze dell’inchiesta sui “quaderni della corruzione” che ha gettato luce su un decennio di mazzette negli appalti pubblici e che coinvolge le maggiori imprese del settore energetico e dell’edilizia e opere pubbliche. In modo particolare, le performance negative delle società Metrobus (-8 per cento), Transportadora de Gas del Norte (-7,6 per cento) e Transener (-7,6 per cento).


Sul segmento delle rendite fisse, i principali buoni in dollari hanno chiuso con risultati eterogenei. Il Bonar 2024 registra un +0,45 per cento, così come il Bonar 2020 è aumentato dello 0,6 per cento. Al contrario il buono Discount argentino registra un negativo dello 0,3 per cento. Così l’indice di rischio paese elaborato da Jp Morgan ha scalato un 3,2 per cento superando i 600 punti e attestandosi sulle 612 unità: è il livello più alto raggiunto da agosto 2015. Anche in questo caso, secondo Ámbito, c’è una relazione col contesto internazionale e le ripercussioni sul mercato locale dell’inchiesta della magistratura sulla corruzione politica e imprenditoriale.

Intanto, il presidente della Banca centrale argentina, Luis Caputo, ha deciso di mantenere invariato il tasso ufficiale di sconto al 40 per cento. La decisione di mantenere invariato l’attuale tasso e proseguire sulla via di una politica monetaria restrittiva si deve essenzialmente alla persistente pressione inflazionaria. Le autorità della Banca centrale hanno chiarito che una diminuzione dei tassi verrà considerata esclusivamente quando i pronostici dell’inflazione (attualmente attorno al 30/32 per cento) saranno in linea con gli obiettivi fissati per il 2018.