Neanche Puerto Madero, tra i quartieri più agiati e movimentati di Buenos Aires, viene risparmiato da pandemia e misure restrittive. Nota per accogliere dipendenti di uffici e società e turisti, ormai da mesi è a corto di entrambi. Residenti ed esercenti la descrivono come ormai un’area fantasma, lontana dalla sua estrema vitalità. Non c’è movimento, non c’è movida. E non ci sono affari per bar e ristoranti, neanche per i più cool e celebri.

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Il settore lancia l’allarma ormai da mesi, avvertendo che si tratta della peggiore crisi nella sua non lunga storia. I numeri parlano chiaro: già dodici dei quaranta locali di gastronomia ubicati sulla Alicia Moreau de Justo si sono arreso. Restare aperti non è più possibile, tra affitti – che a Puerto Madero non sono certo economici – e clientela scomparsa.

Il prezzo delle locazioni parte per 4 dollari a metro quadro e c’è da pensare che, negli ampi spazi di Puerto Madero, c’è chi occupa locali con una superficie che normalmente non è inferiore ai 500 metri quadri. Il che significa duemila dollari al mese, che al cambio con il peso argentino è una cifra considerevole. È vero, anche i prezzi sui menù non sono popolari ma quei menù ormai non li consulta più nessuno.


Tra le insegne celebri a essere state spente ci sono locali molto noti ai porteños e ai turisti. È il caso de La Parolaccia Casa Tua, La Bistecca, Sottovoce, Le Pain Quotidien, Fabric Sushi, Burger King, Brasas Argentina Sur, Le Gril e La Dorita.

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Secondo gli esercenti di Puerto Madero, con le nuove restrizioni imposte dalla lotta alla pandemia il ‘giro’ dei clienti si è ridotto prima al 20 e poi al 10 per cento. Troppo poco per tentare di sopravvivere. L’ente di categoria che riunisce hotel, bar e ristoranti calcola che nel 2020 sono andati persi 3,5 milioni di coperti. E aggiunge che locali in grado di accogliere cinquecento clienti al giorno non stanno superando i trenta. Il delivery, infine, non copre oltre il 5 per cento della normale fatturazione.

La crisi di Puerto Madero, segnalano gli esercenti del moderno quartiere, era già cominciata con la costruzione del Paseo del Bajo, un’opera di viabilità che ha portato anche alla soppressione di parcheggi per quattromila posti auto, creando disagi all’utenza che aveva cominciato a preferire altre zone della movida di Buenos Aires.

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Insomma, si teme che la seconda ondata di coronavirus e le conseguenti misure di contenimento possano portare a ulteriori chiusure. In tutta l’Argentina, tra marzo e dicembre dello scorso anno, oltre diecimila esercizi commerciali hanno cessato l’attività, mandando in fumo circa 150mila posti di lavoro. Nella sola capitale si parla di 2.500 attività commerciali e 22mila lavoratori rimasti a casa.

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