La Banca centrale argentina annuncia nuove misure per limitare l’accesso al mercato dei cambi. Obiettivo, come già anticipato nei giorni scorsi, è quello di tentare di contenere la svalutazione del peso. Allo stesso tempo, tende a frenare la diminuzione delle riserve. Al centro del pacchetto di provvedimenti la tassazione di un ulteriore 35 per cento dell’acquisto di divisa straniera. Attualmente, per le persone fisiche, per quanto riguarda il dollaro, principale divisa ‘rifugio’, il tetto è fissato a 200 dollari mensili.

Viene però introdotto anche il divieto, per gli operatori del mercato di capitali non residenti in Argentina, di liquidare titoli in moneta straniera. Secondo la Banca centrale, in questo modo si contrastano “manovre speculative da parte di fondi di investimento non residenti” che aggiravano le restrizioni al mercato dei cambi permettendo l’acquisto di titoli in pesos e la rivendita in dollari.


Non si tratta di un provvedimento condiviso a livello di opinione pubblica giacché, questa è la critica, ‘piomba’ sulla principale forma di risparmio e fuga dall’inflazione per gli argentini. Con le nuove regole, in concreto, per comprare un dollaro, che ora vale circa 80 pesos, oltre a una tassa già in vigore del 30 per cento che viene destinata a politiche sociali, le persone fisiche dovranno pagare un ulteriore 35 per cento che viene aggiunto al pagamento della tassa sul reddito e sui beni personali.


In sostanza, il valore finale del dollaro passa a 132 pesos, cioè la stessa quotazione sul mercato parallelo non legale. Stando alla ratio della nuova misura, si vuole evitare una speculazione che permetteva a qualsiasi cittadino di comprare ogni mese 200 dollari al cambio ufficiale e rivenderli al mercato nero con un guadagno del 65 per cento.

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Miguel Pesce, presidente della Banca centrale argentina

Per effetto di questo meccanismo, la Banca centrale si era vista obbligata a intervenire sul mercato dei cambi perdendo solo nei primi 10 giorni di settembre quasi 400 milioni di dollari di riserve su un totale di 7 miliardi disponibili.

Il presidente, Alberto Fernández, difende la decisione sottolineando che “la nostra logica è quella di un’economia che non promuove la speculazione e vuole che il dollaro sia a ciò funzionale, in un paese in cui, al contrario, servono alla produzione e non all’accumulo”.

L’istituto centrale ha anche varato provvedimenti allo scopo di favorire la partecipazione di operatori locali e la realizzazione di operazioni sul mercato finanziario argentino con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo del mercato domestico. Infine, viene data priorità alle piccole e medie imprese nell’assegnazione dei crediti per il prefinanziamento delle esportazioni, considerato tra i volani della ripresa economica.

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