È uno studio del dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti a tracciare un quadro incerto e storicamente negativo per l’Argentina in uno dei suoi più importanti settori economici. Il panorama globale dell’esportazione di carne bovina nel 2022 vedrebbe l’Argentina retrocedere di un posto nel ranking dei principali paesi esportatori, uscendo dalla top 5.

Diverse le ragioni alla base dei cambi sul mercato internazionale, che vede produttori ed esportatori come Stati Uniti, Paraguay e Uruguay approfittare dello spazio ‘lasciato libero’ da Argentina, Australia e Brasile. Nel caso argentino è una conseguenza delle restrizioni all’export imposte dal governo nazionale, misura diretta a contenere l’offerta domestica e i prezzi. Questo, per i maggiori esportatori, si combina con l’aumento della domanda a livello mondiale, facendosi trovare pronti, insomma.

Sando così le cose, il report elaborato negli Stati Uniti vede l’Argentina calare dal quinto posto del 2021 al sesto mondiale tra i principali esportatori di carne bovina. La previsione è di 680mila tonnellate vendute all’estero (6 per cento dei volumi mondiali scambiati), valore superato dall’Unione eruopea a 27 che ne totalizzerebbe 700mila. Al primo posto resterebbe il Brasile con 2,655 milioni di tonnellate, seguito da India (1,6 milioni), Stati Uniti (1,483 milioni) e Australia (1,420 milioni).


Da gennaio a settembre del 2021, l’Argentina ha esportato carne bovina per 615mila tonnellate, per un valore di 2,014 miliardi di dollari, perdendo in volume il 5 per cento rispetto allo stesso perdiodo dell’anno precedente. Il mese di settembre mostra un aumento del 16 per cento sul precedente ma risultano il 10 per cento inferiori al settembre del 2020.

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Tuttavia, in termini di valore, la fatturazione, grazie all’aumento dei prezzi, è salita di un quarto rispetto allo stesso mese del 2020. Anche gli ultimi dodici mesi sono in flessione sui precedenti, arrivando a 868mila, fatturando 2,715 miliardi di dollari.

Per l’Argentina non cambia lo scenario dei principali clienti. La Cina continua a essere il primo mercato, ‘prendendosi’ 450mila tonnellate, cioè il 75 per cento circa del volume totale e il 60 per cento del valore totale. Segue l’Unione europea nel suo complesso col 14 per cento, poi Israele e Cile. Solo il 4 per cento è andata agli Stati Uniti e il 3 per cento a Russia e Hong Kong.

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