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L’Argentina torna al controllo dei cambi: limite all’acquisto e ‘fuga’ di dollari all’estero


L’Argentina torna indietro di quattro anni, con le nuove misure d’urgenza alle quali ha fatto ricorso il governo di Mauricio Macri. Torna, seppure in modo parziale, il ‘cepo cambiario’, il controllo dei cambi disposto dall’ultimo esecutivo di Cristina Fernández.

La misura ha il fine di evitare la fuga di capitali e l’acquisto di dollari da parte degli argentini come precauzione in un momento in cui non si esclude un altro default, dopo la decisione del governo di rivedere il piano del pagamento del debito, compreso il maxi prestito ottenuto lo scorso giugno dal Fondo monetario internazionale.

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Tuttavia, le prescrizioni del nuovo decreto d’urgenza sono più ‘soft’ rispetto alle norme precedenti, poi abrogate nel 2015 da un esecutivo più market friendly. Nel caso di persone fisiche, la Banca centrale argentina ha disposto il massimo acquisto mensile di diecimila dollari e non è possibile trasferire all’estero somme a questa superiori. Per cifre più elevate è necessaria autorizzazione dello stesso istituto centrale, e vale anche per le persone giuridiche. L’acquisto di somme superiori ai mille dollari dovranno avvenire su un conto corrente in pesos argentini.

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Inoltre, le società argentine esportatrici dovranno chiedere l’autorizzazione della Banca centrale per acquistare valuta estera. Gli esportatori dovranno vendere la valuta ottenuta attraverso la loro attività nel mercato locale entro cinque giorni dall’incasso o 180 giorni dopo il permesso di spedizione (15 giorni per le commodity). Le imprese non potranno comprare dollari per le proprie riserve.

Immancabile la polemica politica, in un clima di campagna elettorale completamente polarizzato, tra macristi e peronisti legati alla ex presidente che attaccano il governo per avere in precedenza criticato gli strumenti di controllo cambiario vigenti fino all’insediamento di Macri.

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