Dopo il lunedì nero, anche un giovedì con le stesse tinte dei mercati mondiali, influenzato dalla pandemia di coronavirus, non risparmia l’Argentina. Nella giornata di giovedì 12 marzo il rischio paese ha registrato un salto di 192 punti, arrivando a 3.140. È ai livelli più alti degli ultimi quindici anni.

Gli otto punti persi da Wall Street trascinano verso il basso anche le azioni argentine quotate sulla piazza di New York. La perdita media è del 9 per cento ma tra le più colpite le azioni della petrolifera statale Ypf predendo il 14,9 per cento del loro valore: 4,61 dollari, il minimo storico.


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Nel panico finanziario globale crollano anche i buoni argentini e JP Morgan rivede il suo rating segnando uno spread di 3.233 rispetto a buoni del Tesoro Usa tradizionalmente utilizzati nella comparazione del rischio.


Secondo gli analisti, l’emergenza coronavirus non dovrebbe influenzare il dialogo finora positivo costruito tra Fondo monetario internazionale e Argentina in merito a una ristrutturazione del debito. C’è chi prevede la possibilità che Buenos Aires chieda un nuovo aiuto all’istituto di Washington per compensare le immaginabili perdite dovute alla pandemia. Voci dell’esecutivo, però, smentiscono. Di certo c’è, invece, un credito di 30 milioni di dollari concesso dalla Banca mondiale finalizzato alla predisposizione di misure di prevenzione al Covid-19.

Di certo c’è la necessità per l’Argentina di intercettare la ‘comprensione’ dei creditori nelle cui mani ci sono 70 miliardi di dollari di titoli pubblici in scadenza. Il ministro delle Finanze, Martín Guzmán, parla di “sollievo sostanziale”: è quello di cui Buenos Aires avrebbe bisogno, in termini di capitale e in termini di tempo. Mentre lo stesso Fondo monetario avverte: il coronavirus lascerà il suo segno anche sull’economia argentina. L’ennesimo segno.

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