Un altro dato che conferma la caduta dell’economia argentina per effetto della pandemia ancora in corso. Nel mese di giugno, ultimo reso definitivo dall’Indec, l’istituto nazionale di statistica, l’attività economica ha registrato un calo del 12,3 per cento rispetto allo stesso mese del 2019. Considerando l’intero primo semestre dell’anno in corso, la frenata è del 12,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. Quando, comunque, l’Argentina era già in recessione da un anno.

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Ciononostante, il dato relativo a giugno indica che, sul mese precedente, c’è stato un aumento della produzione del 7,4 per cento. È l’effetto positivo della flessibilizzazione delle misure anti Covid dispiegate dal governo nazionale dopo la chiusura inaugurata il 20 marzo, che aveva portato a pesanti restrizioni alla circolazione, attività industriale commercio.


A giugno gli unici settori economici a presentare segno positivo sono l’intermediazione finanziaria (+4,8 per cento) e luce, elettricità e acqua (+3,6). Al contrario, quelli con contrazione più pesante, maggiormente legati a chiusure e limitazioni alla circolazione, sono i servizi sociali, comunitari e personali (-63,2 per cento), alberghiero e ristorazione (-62,7 per cento), pesca (-53,6 per cento) e edilizia (-41,9 per cento).


Tra questi si fa notare soprattutto il calo del settore ittico che, a maggio, segnava addirittura un +61,5 per cento distinguendosi egregiamente sul resto delle attività produttive. Agricoltura e allevamento, invece, perdono il 9,6 per cento.

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