Gli effetti del coronavirus non risparmiano l’Argentina. Nella giornata di lunedì 9 marzo, la borsa di Buenos Aires ha perso oltre il dieci per cento in apertura. Pesanti e inevitabili conseguenze anche sul rischio paese, già interessato dai negoziati sulla ristrutturazione del debito. Lo spread, che viene misurato sui buoni del tesoro Usa, ha subito un balzo di circa 400 punti, toccando il livello di 2.788. Come sottolineano gli analisti, è il dato peggiore dal 2005.

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La tendenza globale – con cadute sui principali mercati finanziari – legata anche alla contrazione degli scambi commerciali, in Argentina è maggiormente avvertita trovando uno scenario gravato sul piano finanziario e debitorio. Buenos Aires subisce anche il crollo del prezzo del petrolio che, con il bacino di Vaca Muerta, è tra le scommesse della ripresa economica argentina per l’export. Il Brent, prodotto di riferimento per l’Argentina, dai 32,25 dollari al barile è calato a 28,55 dollari, cioè il prezzo che si registrava 35 anni fa.

In questo contesto mondiale, le azioni argentine quotate a Wall Street hanno ceduto anche oltre il 15 per cento. È il caso di Banco Macro (-15,13), della compegnia petrolifera statale Ypf (-14,38) e Grupo Financiero Galicia (-10,56).

Export, soprattutto: il piano economico del governo argentino contro crisi e debito

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