Dopo i provvedimenti finalizzati al contenimento del coronavirus in Argentina – tra rinvio dell’inizio delle scuole, limitazioni ai trasporti, cancellazione degli eventi collettivi – il governo di Buenos Aires ha annunciato misure a sostegno dell’economia nazionale. Un pacchetto di aiuti del valore equivalente a dieci miliardi di euro. Obiettivo quello di sostenere produzione, mercato del lavoro, approvvigionamento di merci e consumo.

coronavirus in argentina misure economiche governo

Dal punto di vista di finanza pubblica, la costretta decisione dell’esecutivo guidato da Alberto Fernández ha una diretta conseguenza sulla tenuta degli equilibri tra Buenos Aires e Fondo monetario internazionale. Con tutta evidenza, l’Argentina non riuscirà ad assicurare l’equilibrio fiscale nei prossimi tre anni, violando così uno dei principali punti alla base della ‘tregua’ tra il paese e l’organismo di Washington. Che, tuttavia, non potrà non tenere conto della situazione eccezionale che interessa l’Argentina come il resto del mondo.

Il governo, tuttavia, non dubita della necessità delle misure di sostegno, peraltro di adozione ormai comune a livello mondiale. A tal fine la linea dell’esecutivo è che “si tratta di una crisi di dimensioni sconosciute che richiede misure per proteggere la popolazione e il sistema produttivo”.

A spiccare, tra i vari provvedimenti, l’esenzione dal pagamento dei contributi salariali per i settori più colpiti dall’emergenza coronavirus, maggiori fondi per la cassa integrazione, bonus straordinari per il locale reddito di cittadinanza e pensioni minime, crediti agevolati per imprese, moratoria per i debitori del sistema previdenziale.

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Il valore delle misure equivale, al 2 per cento del prodotto interno lordo argentino che ‘sposta’ molto in termini di impegni con il Fmi. Su questo, difatti, gli analisti segnalano che le misure economiche per compensare le ricadute del coronavirus, in termini di rapporto sul Pil, sono superiori anche all’1,2per cento di quelle predisposte dal governo italiano, mentre la percentuale è vicina al 2,2 per cento del Brasile.

Da questo punto di vista, è la Germania il paese che ha impegnato la cifra più alta, fino a toccare il 15,7 per cento del suo Pil, poi il 15 per cento del Regno Unito, Francia il 14,1, Spagna l’8,8 e Stati Uniti il 4 per cento.

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