A fronte degli sviluppi della grande inchiesta sulla corruzione nel settore dei lavori pubblici, il governo argentino ha deciso di istituire un fondo fiduciario per garantire i finanziamenti delle opere di Partecipazione pubblico-privata (Ppp) già assegnate. L’iniziativa è stata presa a fronte delle restrizioni legali locali e internazionali che impediscono alle banche di concedere crediti a imprese sotto inchiesta per fatti di corruzione. L’esecutivo cerca in questo modo di impedire che le indagini della magistratura, che già coinvolgono le principali imprese edili nazionali aggiudicatarie di contratti di Ppp, si ripercuotano negativamente o paralizzino definitivamente l’unico strumento in suo possesso per poter portare avanti un piano di modernizzazione delle infrastrutture nell’attuale contesto di profonda recessione. “Il potenziale coinvolgimento delle imprese in fatti di corruzione è ciò che sta frenando oggi i finanziamenti”, si legge sul quotidiano La Nación che cita una fonte del ministero delle Finanze incaricato del coordinamento dei bandi di Ppp.


Il portavoce dell’esecutivo ha dichiarato anche che il governo “spera che la situazione si chiarisca il prima possibile, tuttavia potrebbe durare almeno per i prossimi 6-12 mesi”. Ha anche aggiunto che “è necessario rimuovere l’incertezza, per questo abbiamo pensato alla soluzione del fondo fiduciario”. Il fondo è stato approvato giovedì scorso e dovrebbe debuttare sui mercati entro quindici giorni. Il funzionario delle Finanze ha sottolineato che “lo stato argentino esigerà ulteriori clausole per fare in modo che il fondo fiduciario sia garantito oltre misura e che non vengano assunti ulteriori rischi”.

Le opere infrastrutturali che sono oggetto dei Ppp sono sei e riguardano lo sviluppo e l’aggiustamento di oltre tremila chilometri di rete stradale e autostradale, un piano di interventi di oltre 15 anni e un investimento di circa 4 miliardi di dollari solo nei primi due bienni. Attualmente tra le imprese aggiudicatarie di contratti di Ppp che sono finite nel mirino dell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Claudio Bonadio, compare anche Vial Agro, che avrebbe ricevuto in concessione opere per un miliardo di dollari insieme a una firma italiana, l’impresa torinese Inc Spa, e all’argentina Paolini Hnos. Coinvolta nell’inchiesta anche l’impresa Helport dell’argentino Eduardo Eurnekian, proprietario a sua volta della holding Corporación América, presente in Italia con investimenti nel settore aeroportuale (Aeroporti di Pisa e Firenze).