L’accordo tra l’Argentina e il Fondo monetario internazionale per la ristrutturazione del debito da quasi 45 miliardi di dollari potrebbe arrivare entro la fine dell’anno. Emerge dalle dichiarazioni, o almeno auspici, del ministro dell’Economia, Martín Guzmán. Il governo guidato da Alberto Fernández ha già manifestato la volontà – che è la stessa del Fmi – di sottoporre il piano economico-finanziario per l’accordo al parlamento. E Guzmán aggiunge che il testo arriverà alle camere la prima settimana di dicembre, includendo tutti i punti decisi nei negoziati con l’organismo di Washington.

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Martín Guzmán

Secondo il titolare dell’Economia, l’esecutivo di Buenos Aires intende risolvere “un problema molto grave dell’economia ma in condizioni che assicurino al paese di proseguire sul cammino della forte ripresa che si sta concretizzando”. Una situazione “complessa” che “il governo precedente non avrebbe dovuto creare”, riferendosi alla scelta di Mauricio Macri di chiedere il prestito più grande concesso nella storia del Fmi, troppo ‘ingombrante’ per le condizioni macroeconomiche dell’Argentina di quel momento storico e dell’attualità.

Guzmán ragiona sui numeri del debito: l’Argentina “non ha la capacità di far fronte a scadenze come quelle attualmente previste, 19 miliardi di dollari nel 2022 e altrettanti nel 2023. Non c’è modo”. Pertanto, la linea del governo Fernández è quella di rifinanziare il prestito ma a condizioni possibili per il paese. Fmi e Argentina, difatti, lavorano a un accordo a dieci anni a condizioni compatibili allo stato dell’economia nazionale “e che tenga conto della nostra idea di politica economica”.


In merito ai negoziati e al futuro accordo con il Fmi, c’è il dubbio degli osservatori sul piano politico. E cioè che all’interno della stessa maggioranza che sostiene il governo Fernández non ci sia intesa tra il gruppo più vicino al presidente e il blocco meno moderato che si rifà alla vicepresidente, Cristina Fernández.

Il ministro Guzmán, al riguardo, segnala che il piano economico in sviluppo “ha l’avallo della vicepresidente, con la quale il dialogo è fluido”. Posizioni, probabilmente, che si avvicinano alla ricerca di una maggiore coesione interna, dopo la recente sconfitta elettorale.

Argentina, dal 2008 deficit per 250 miliardi di dollari. Dal 1960 in negativo 9 anni su 10

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