Debito Argentina – Dopo l’accordo in extremis con i principali fondi di investimento, il governo argentino raccoglie il risultato che sperava e che permette a Buenos Aires se non di risolvere, almeno di dividere nel tempo l’enorme incombenza del debito estero. L’ultima proposta di ristrutturazione dei 66,2 miliardi di dollari di debito emesso sotto legislazione straniera ha difatti ottenuto l’adesione del 93,55 per cento dei creditori privati internazionali.

Si è chiuso così il lungo, e a tratti tormentato, negoziato avviato lo scorso febbraio. Era, peraltro, tra le priorità indicate dal governo di Alberto Fernández già prima del suo insediamento.


L’adesione così ampia, che sfiora l’unanimità, consente l’attivazione della clausola di azione collettiva, che impone l’accettazione della proposta, depositata lo scorso mese presso la Security and Exchange Commission degli Stati Uniti, anche alla minoranza di creditori che non hanno aderito all’offerta.


Secondo calcoli del ministro dell’Economia, Martín Guzmán, al quale Fernández aveva concesso pieno poteri nella gestione delle trattative, le condizioni della ristrutturazione vengono estese al 99 per cento dei titoli oggetto della proposta. Al 4 di settembre è fissata l’emissione dei nuovi titoli di scambio.

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Il ministro Guzmán con Joseph Stiglitz

La soddisfazione del governo è evidente, come ha sottolineato lo stesso Guzmán segnalando che l’ampia adesione è “un passo avanti” che “permette di sanare le finanze pubbliche, dare certezze al settore privato, e darà all’Argentina una nuova piattaforma dalla quale decollare”. E, a detta dello stesso titolare dell’Economia, la riuscita ristrutturazione è una condizione necessaria per riportare il paese sula strada dello sviluppo sostenibile.

L’accordo consiste difatti in una riduzione degli interessi dal 7 al 3,07 per cento e in una riduzione del capitale dell’1,9 per cento. Sulla base di qeusto nuovo schema, nei prossimi cinque anni l’Argentina eviterà di pagare 42,5 miliardi di dollari, mentre nel periodo dal 2020 al 2030 la riduzione dell’importo delle scadenze sarà pari a 37,7 miliardi di dollari”.

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