Debito Argentina – Le aspettative erano buone ma non ottime. Sull’offerta argentina per la ristrutturazione del debito c’erano stati i primi segnali positivi di una parte dei creditori, seppure non decisiva in termini di raggiungimento della soglia di accettazione. Anche i mercati hanno manifestato il loro favore, oltre al rinnovato giudizio del Fondo monetario internazionale sulla “giusta strada” intrapresa da Buenos Aires per la sostenibilità del debito.

Ma la nuova proposta argentina, presentata il 6 luglio, non convince i due dei principali gruppi di obbligazionisti privati. Ancora una volta, sono Ad Hoc Bondholders, con al suo interno il fondo BlackRock, e Exchange Bondholder, che rappresenta i titolari di una emissione di bond del 2005. Definendosi “i principali creditori” dell’Argentina, in una nota congiunta, dichiarano che “sebbene non accettiamo l’ultima proposta la riteniamo di auspicio al raggiungimento di un compromesso costruttivo” (Debito, la nuova offerta dell’Argentina ai creditori).


Secondo Ad Hoc Bondholders e Exchange Bondholder, l’offerta messa a punto dal governo argentino va nella giusta direzione ma “non è all’altezza di una proposta che può essere sostenuta dai creditori più significativi”. E aggiungono che “né l’uno né l’altro sono stati consultati in merito ai termini della proposta”.


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Martín Guzmán

Il no dei due principali comitati di obbligazionisti obbliga ora le parti a proseguire il negoziato. I primi chiedono che si ricorra al ‘modello Ecuador’, che è riuscito a rifinanziare un debito di 18 miliardi di dollari evitando di finire in default. I fondi, difatti, sottolineano che Quito portò avanti conversazioni con i creditori in buona fede e non interruppe i pagamenti, scelta che invece ha fatto l’Argentina.

L’Ecuador chiese un termine di novanta giorni per condurre negoziati a patto di non sospendere i pagamenti dovuti. Alla fine il governo riuscì a ristrutturare il suo debito offrendo un valore di 60 dollari a fronte di 100 aggiungendo una clausola di exit yeld.

Quello che i fondi chiedono all’Argentina è di operare con meno intransigenza e, aggiungono le indiscrezioni della stampa economico-finanziaria, non tollerano lo stile negoziale del ministro dell’Economia, Martín Guzmán, definito autoreferenziale e eccessivamente di chiusura verso una fetta importante della controparte.

A fronte di questo pesante no, tuttavia, altri fondi hanno già manifestato il proprio orientamento verso l’adesione. Spiccano Fintech e Gramercy che hanno congiuntamente informato che “prevediamo appoggiare l’offerta dell’Argentina dato che tiene conto della sostenibilità del debito e si tratta di una condizione indispensabile per una ripresa economica duratura, sostenuta e inclusiva”.

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