Il coronavirus ‘congela’ anche il debito argentino, almeno nelle intenzioni del governo di Buenos Aires. Il ministro dell’Economia, Martín Guzmán, ha reso noto che al momento non è prevista una data per l’ufficializzazione dell’offerta di ristrutturazione ai creditori privati internazionali: “Abbiamo un ritardo nell’elaborazione dell’offerta formale a causa della crisi globale in corso, per cui non è possibile stabilire attualmente una data esatta”. La moratoria, aggiunge, è fondamentale “per aprire uno spazio che permetta la ripresa in Argentina anche dell’attività economica reale dopo le ripetute crisi”.

Noto, invece, è il percorso di base che l’Argentina seguirà nella sua proposta ai possessori di titoli: una moratoria di cinque anni e un taglio deciso all’importo del debito argentino. Uno schema, come sottolineato dallo stesso Guzmán, in linea con gli ultimi ‘suggerimenti’ del Fondo monetario internazionale in merito alla sostenibilità del passivo. Secondo gli analisti dell’organismo finanziario, i creditori privati dovrebbero accettare una decurtazione totale tra i 50 e gli 85 miliardi di dollari.


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Le condizioni esposte dal ministro argentino vengono descritte come essenziali per permettere al paese di incamminarsi verso una normalizzazione del quadro macroeconomico nei prossimi quattro anni, considerato il contesto recessivo che si protrae dal 2018 e che, secondo le stime di Fmi e Ocse, dovrebbe vedere fine nel 2020. Una previsione, però, elaborata prima dello scoppio della pandemia mondiale di coronavirus.


Le prospettive dell’economia argentina secondo la Banca mondiale: si cresce dal 2021

L’Argentina ha necessità di aumentare le riserve della sua Banca centrale fino al livello di 65 miliardi di dollari entro il 2024. Solo raggiunto questo obiettivo, Buenos Aires potrà ridurre la portata delle restrizioni in vigore al movimento dei capitali.

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