Debito Argentina – Nuvole su Buenos Aires in merito ai negoziati per la ristrutturazione del debito. A quattro giorni dalla scadenza dell’offerta avanzata dall’Argentina sui titoli emessi sotto legislazione straniera, i tre principali gruppi di creditori confermano la linea già anticipata in precedenza. La proposta del governo argentino, fanno sapere, è sproporzionata, ingiusta verso i possessori dei bond (“Non possiamo pagare fino al 2023”. Debito Argentina, l’offerta di ristrutturazione ai creditori privati). Ma non è una chiusura totale, avendo manifestato la disponibilità a ulteriori negoziati.

Si tratta di una posizione solida dal punto di vista dei creditori e preoccupante per l’esecutivo giacché i tre gruppi, tra cui l’Argentina Credit Committee, rappresentano un ampio numero di possessori. Di certo finora c’è un comunicato congiunto nel quale è messo nero su bianco il ‘no’ all’offerta.

“Ciascuno dei tre gruppi di titolari di bond confermano di non potere accettare l’offerta di scambio recentemente proposta e non consegneranno i propri titoli. Tra le altre ragioni, i termini prevedono perdite eccessive per i possessori, non giustificate né necessarie”, viene spiegato. Tuttavia, continua la nota, “gli stessi gruppi sono disponibili a discuterne in modo costruttivo quando il governo argentino sarà pronto a farlo con l’obiettivo di trovare una soluzione praticabile in linea con le attuali urgenze finanziarie dell’Argentina”.

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Alberto Fernández e il suo ministro dell’Economia, Martín Guzmán

Le parole del ministro dell’Economia, Martín Guzmán, a cui dal principio il presidente Fernández ha affidato il delicato compito di costruire una linea politica e finanziaria sostenibile, sembrano incompatibili. Poco prima della presa di posizione dei fondi di investimento ha parlato espressamente di “illusioni” spiegando che “quello che chiedono alcuni creditori è semplicemente impossibile”.

L’offerta che l’Argentina ha presentato alla Securities and Exchange Commission scade l’8 maggio e riguarda 66 miliardi di dollari, ma c’è spazio per una eventuale diversa definizione anche dopo la deadline. “Questo o niente”, è la sostanza della posizione di Guzmán, ma indiscrezioni parlano di un intervento diretto del presidente, Alberto Fernández, per cercare di addolcire la linea del suo ministro.

Fino a venerdì 1 maggio, si apprende dalla stampa economica, la proposta di Guzmán avrebbe convinto appena il 30 per cento dei creditori coinvolti. E questo nonostante l’offerta abbia in precedenza avuto sponsor ‘di principio’ come Kristalina Georgieva del Fmi, papa Francesco, Joseph Stiglitz.

Fernández vuole comprensibilmente evitare un default. A tal fine è disposto a prorogare il termine dell’8 maggio approfittando di un’altra scadenza, quella del 22 maggio. Sarebbe questa la data ultima per cercare un accordo con i fondi di investimento. Il presidente non esclude di rivedere anche i termini dell’offerta per tentare di avvicinare le due posizioni e in caso di esito positivo dei colloqui lo stesso 22 maggio di procederebbe all’annuncio formale dell’accordo. L’altro epilogo è il default.

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