Nuovo possibile passo in avanti nei negoziati tra Argentina e creditori sulla ristrutturazione del debito. Come anticipato dalle indiscrezioni dei giorni scorsi, il governo di Buenos Aires presenterà una nuova offerta alla Security and Exchange Commission degli Stati Uniti la prossima settimana. È stato confermato da fonti del ministero dell’Economia al quotidiano economico argentino Ámbito financiero.

La nuova offerta punta ad avvicinarsi, seppure parzialmente, alle pretese dei rappresentanti dei creditori, con una proposta di scambio titoli per un valore di 53 dollari ogni 100 da ristrutturare. Obiettivo del governo è quello di raggiungere l’adesione più alta possibile dei possessori di bond, anche se continua a scontrarsi con i grandi e agguerriti fondi di investimento che si muovono in nome e per conto degli investitori.


L’offerta in arrivo, dunque, si posiziona parecchio sopra i 40 dollari inizialmente proposti dal ministro dell’Economia, Martín Guzmán, lo scorso marzo. Le cronache dei negoziati parlano di un livello raggiunto dopo una riduzione del 3 per cento sull’abbattimento del capitale, il pagamento delle cedole a partire dal 2021 e il riconoscimento degli interessi maturati dal 31 luglio 2020 a quei possessori che accettino l’offerta in tempi brevi.


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Il ministro dell’Economia, Martín Guzmán

Migliorando la sua offerta, il governo punta a convincere la più ampia fetta di creditori e in modo particolare spera di intercettare il favore di quegli investitori che hanno visto i loro titoli deprezzarsi in modo particolare dopo le elezioni primarie dello scorso agosto. I mercati non tardarono a manifestare preoccupazione per la sconfitta di Mauricio Macri e per l’allora incertezza sulle intenzioni di governo di Alberto Fernández soprattutto sul piano economico. In quel momento il valore è sceso sotto i 30 dollari a fronte dei 53 della nuova offerta, garantendo un deciso miglioramento.

Non ancora pervenuta la reazione dei principali gruppi di creditori. Di certo la nuova offerta si avvicina parecchio ai 54,5 dollari chiesti dall’Acc, l’Argentina Creditor Committee. Diversa la posizione dei gruppi Ad Hoc e Exchange, che di dollari ne chiedono 57 ogni 100. Al di là del livello di valore, i due gruppi sono ultimamente entrati in conflitto con la controparte argentina accusandola di non aver agito in buona fede. Ma, soprattutto, sembrano avere il titolo dalla parte del manicoavendo in gestione 20 dei 66 miliardi sottoposti a ristruttrurazione. Una quantità sufficiente, quindi, per rallentare e ostacolare il negoziato.

Del resto, se il governo punta a superare il 50 per cento di adesione alla nuova offerta, voci e media dei mercati ritengono che non avverrà. E che i tempi dei negoziati saranno decisamente lunghi.

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