Se nell’ultima sessione i buoni argentini sotto legislazione non argentina hanno segnato perdite, a seconda dei casi tra il 3 e il 4 per cento, una performance positiva la registra il rischio paese. All’inizio della giornata finanziaria c’era stato un incremento dello spread di 62 punti base toccando il livello di 4.005. Non lontanissmo dai valori delle ultime settimane turbolente, ma lontano dalla normalità per un paese membro del G20. A fine giornata, invece, una ventata di ottimismo.

L’indicatore misurato da Jp Morgan, rispetto ai buoni del Tesoro degli Stati Uniti, è sceso del 12,5 per cento attestandosi sui 3.456 punti base. Alla fine del 2019, nonostante l’iniziale incertezza verso la nuova amministrazione, il rischio paese dell’Argentina era a 1.770.

L’ottimismo alla base della diminuzione dello spread, stando alla dichiarazioni degli operatori finanziari rilasciate alla stampa economica argentina, è sulle indiscrezioni relative a un possibile accordo tra Buenos Aires e i principali gruppi che rappresentano i creditori. Vale a dire quei grandi fondi di investimento che, solo qualche giorno fa, si erano detti contrari alla proposta del governo argentino (Debito Argentina, dai grandi fondi no all’offerta di ristrutturazione: “Negoziamo”. S&P: “È default”).

debito argentina negoziati ristrutturazione scenari

Ai possessori di bond emessi sotto legislazione straniera l’Argentina ha proposto un taglio degli interessi del 62 per cento e del 5,4 per cento sul debito da ristrutturare, oltre a un periodo di grazia fino alla fine del 2023 (“Non possiamo pagare fino al 2023”. Debito Argentina, l’offerta di ristrutturazione ai creditori privati).

Vengono confermate continue riunioni, da remoto come periodo impone, tra lo staff del ministro dell’Economia, Martín Guzmán, e alcuni rappresentanti di creditori. Ma si starebbero aprendo strade parallele che puntano direttamente al presidente, Alberto Fernández. Tra le indiscrezioni si parla di contatti tra i fondi di investimento – BlackRock in modo particolare – e Steven Mnuchin, vale a dire il segretario Usa al Tesoro.

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Lo scopo è di indurlo a un accesso specifico sulla Casa bianca affinché Donald Trump ‘suggerisca’ a Fernández di migliorare l’offerta di ristrutturazione ai creditori. Il tutto nell’ottica di una migliore collaborazione tra Buenos Aires e Washington, quest’ultima imprescindibile ‘amicizia’ sul tavolo dei negoziati, presenti e futuri, con il Fondo monetario internazionale.


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