La data non è più quella del 22 maggio, deadline del periodo di grazia sull’ultima insolvenza. La strada intrapresa dal governo argentino e dai principali creditori è, da settimane, quella di nuovi negoziati sulla ristrutturazione del debito. Un primo evidente ostacolo è arrivato dai grandi fondi di invstimento Usa, poi le controproposte indirizzate a Buenos Aires, una nuova riflessione nelle stanze dell’economia argentina. (Debito Argentina, le tre controproposte dei creditori sulla ristrutturazione)

La tregua sembra essere arrivata dopo tre settimane di contatti tra il ministro dell’Economia, Martín Guzmán, e i rappresentanti dei creditori. Un nuovo periodo in cui definire un accordo necessario se si considera il totale del debito estero con privati sottoposto ‘revisione’, 66 miliardi di dollari. In un momento, peraltro, di acutizzazione della crisi economica e una certa propensione del paese al default. (“Non possiamo pagare fino al 2023”. Debito Argentina, l’offerta di ristrutturazione ai creditori privati)


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Martín Guzmán

Lo stesso Guzmán, riporta la stampa argentina, aveva segnalato che “siamo in un processo che riteniamo positivo con l’obiettivo di raggiungere un accordo sostenibile e pertanto c’è un’alta probabilità che vengano estesi i tempi del negoziato”.


Secondo le prime indiscrezioni, il governo di Buenos Aires, con una pubblicazione ad hoc sui bollettini delle principali piazze finanziarie, estende l’offerta ufficiale di ristrutturazione fino al mese di giugno, non pagherà il 22 maggio i 503 milioni di dollari di interessi sui bond Global e i creditori non si rivolgeranno ai tribunali.

Ma a tutto c’è un limite e nella fattispecie i creditori chiedono che i negoziati si svolgano su un terreno di buona fede ed equità, avendoli in precedenza criticati per eccessivo sbilanciamento sugli interessi del proponente. In caso contrario sarebbero pronti a trascinare l’Argentina nel tribunale di New York.

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