Due sono i tavoli caldi del governo argentino in tema di debito. Il primo, già avviato, pare, con prospettive rassicuranti, con il Fondo monetario internazionale dovrà definire un nuovo piano di rientro di Buenos Aires. Tempi e scadenze, giacché lo stesso organismo di Washington ha escluso ogni ipotesi di taglio del capitale prestato all’Argentina, 44 degli oltre 56 miliardi di dollari previsti dall’accordo del 2018 con l’allora governo di Mauricio Macri. Ma è lo stesso Fmi a tentare di costruire un clima positivo che possa animare il secondo tavolo, più complicato per l’esecutivo.

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Il ministro dell’Economia, Martín Guzmán

La posizione ufficiale del Fondo monetario è stata recentemente manifestata dalle sue figure apicali, definendo “insostenibile” l’attuale debito argentino e invitando così i creditori privati a “dare un contributo significativo per aiutare a ripristinare la sostenibilità”. In altri termini: rinunce utili a disegnare una soluzione che soddisfi entrambe le parti.


A tal fine, a Buenos Aires si prepara l’offerta da presentare ai creditori privati ed è per questo che nella capitale argentina già si muove il cosiddetto Gruppo dei 5, formato dai grandi fondi di investimento che rispondono alle sigle di Blackrock, Fidelity, Pimco, Templeton e Greylock. I cinque grandi fondi formano un blocco unico anche in termini negoziali e dalle indiscrezioni finora trapelate si apprende che si opporranno a qualsiasi richiesta di taglio del capitale del credito nelle loro mani.


Ci sarebbe disponibilità a trattare sugli interessi tuttavia non riducendo della metà il tasso iniziale e a posticipare i termini di pagamento. Un taglio del capitale, del resto, non sarebbe una soluzione accettabile per le entità i cui portafogli sono gestiti dai fondi in questione, tra compagnie di assicurazione, enti di previdenza e simili.

Sullo sfondo, l’esortazione del governo argentino ribadita dal presidente, Alberto Fernández, nel suo discorso al parlamento: “Occorre una soluzione ordinata dalla crisi e che sia sostenibile, al fine di rimettere in piedi l’economia dell’Argentina”.

Export, soprattutto: il piano economico del governo argentino contro crisi e debito

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