Debito Argentina – “Oggi non possiamo pagare il debito, abbiamo la volontà di farlo ma non ne abbiamo la possibilità”. Queste le parole di esordio del ministro dell’Economia, Martín Guzmán, durante la conferenza stampa nella residenza presidenziale di Olivos. Un atto politico alla presenza del mandatario, Alberto Fernández, ma anche di pezzi di opposizione, tra cui spiccava Horacio Rodríguez Larreta che non è solo governatore della città di Buenos Aires, ma anche uno dei principali esponenti dello schieramento di minoranza che fa capo all’ex presidente Mauricio Macri. Presenti i governatori delle province, di tutte le famiglie politiche, oltre alla vicepresidente, Cristina Fernández.

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Il presidente Fernández con Rodríguez Larreta

La proposta del governo argentino sul debito è arrivata nei tempi previsti. E anche nei termini sostanziali, in linea con lo stato economico-finanziario del paese alle prese con una recessione che non molla la presa sul paese da quasi un biennio e con la nuova emergenza sanitaria che ha inferto un ulteriore pesante colpo all’economia argentina. “L’Argentina non pagherebbe nulla durante il 2020, 2021 e 2022 riprendendo i pagamenti nel 2023 con un tasso di interesse dello 0,5 per cento da aumentare progressivamente fino a livelli sostenibili”, ha chiarito Guzmán.


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Il ministro Guzmán col presidente Fernández

Il titolare dell’Economia ha ribadito il principio di “sostenibilità” così come recentemente affermato dal Fondo monetario internazionale riferendosi proprio al debito argentino e chiedendo ai creditori privati di accettare “rinunce considerevoli”. Tuttavia, precisa, con questi “non è stato raggiunto un accordo su ciò che è sostenibile per l’Argentina”.


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Lo stesso presidente Fernández ha ricordato che “ci troviamo in una situazione di default virtuale ma i mercati devono sapere che l’Argentina è in grado di pagare e onorare i suoi impegni”. “Il nostro obiettivo è risolvere questa situazione senza compromettere ulteriormente la situazione dei settori più vulnerabili”, ha aggiunto. “Un debito sostenibile per noi è un debito che non danneggi l’Argentina”, sono altre parole del capo dello stato che ha voluto rimarcare che è stato lo stesso Fmi a suggerire i termini della ristrutturazione per far sì che il debito estero dell’Argentina possa giungere a un livello sostenibile di onorabilità e di peso effettivo sul paese.

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Dal punto di vista di politica interna, la strategia del governo punta a intercettare il sentimento dell’opinione pubblica chiamata “a rimanere unita e compatta a sostegno di questa offerta”. “In questi venti giorni ci saranno attori che giocheranno forte, ci sono molti interessi in gioco e i nostri creditori cercano di ottenere più di quello che possiamo pagare”, ha affermato il ministro dell’Economia. Rafforzando la ‘chiamata’ agli argentini sottolineando che sull’esito di questo tentativo di ristrutturazione del debito si fonda la “rifondazione del paese e il suo futuro sviluppo su basi sane”.

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L’offerta di ristrutturazione del debito argentino avanzata dall’esecutivo riguarda una porzione di 68 miliardi di dollari del debito estero emesso sotto legislazione straniera e nelle mani di creditori privati. Buenos Aires propone uno sconto di 37,9 miliardi di dollari sugli interessi, un taglio di 3,6 miliardi del capitale dovuto e una moratoria di tre anni, fino a tutto il 2022.

In termini percentuali il taglio sugli interessi proposto dall’Argentina equivale a un 62 per cento del totale dovuto mentre quello sul capitale equivale al 5,4 per cento. I creditori avranno venti giorni di tempo per accettare l’offerta dal momento della presentazione formale che, secondo le prime indicazioni del governo, dovrebbe avvenire nella giornata di venerdì 17 aprile.

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