Argentina, crisi del debito – È l’8 maggio la scadenza indicata dal governo di Buenos Aires ai creditori privati per aderire all’offerta di ristrutturazione del debito estero emesso sotto legislazione straniera. È quanto si evince dalla presentazione finale della proposta di scambio depositata dall’esecutivo argentino presso la Security and Exchange Commission degli Stati Uniti.

Non cambiano le condizioni dell’offerta che, la scorsa settimana, sono stati presentati dal titolare dell’Economia, Martín Guzmán. Su un totale di 66,238 miliardi di dollari di debito, l’Argentina invita i suoi creditori privati di accettare un taglio del 62 per cento degli interessi, pari a 37,9 miliardi di dollari, nonché una riduzione del capitale del 5,4 per cento pari a 3,6 miliardi (“Non possiamo pagare fino al 2023”. Debito Argentina, l’offerta di ristrutturazione ai creditori privati).


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Il ministro dell’Economia, Martín Guzmán

Tutto, però, è da costruire soprattutto al fine di evitare un default. La prima risposta dei grandi fondi di investimento è di contrarietà, considerando l’offerta di Buenos Aires troppo sbilanciata a favore di una parte. A parlare è stato l’Argentina Credit Committee, cioè la compagine che riunisce i principali fondi internazionali tra cui Blackrock e Fidelity. “Il criterio di scaricare sulle spalle dei creditori stranieri non è il modo corretto di arrivare a una soluzione sostenibile”, dicono.


L’Acc, prosegue il ragionamento dei fondi, “non può accettare la proposta fatta dall’Argentina” perché l’offerta “è molto al di sotto delle aspettative”. Inoltre, segnalano, l’assenza di una “discussione significativa” con il governo argentino perché quest’ultimo ha agito in modo unilaterale.

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