La ristrutturazione del debito entra nel vivo. Il governo di Buenos Aires ha presentato la nuova offerta alla Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti (Sec), l’ente federale preposto alla vigilanza della borsa valori. Si basa sull’accordo raggiunto con i comitati dei creditori lo scorso 4 agosto, dopo settimane di fumate nere e incertezza sul destino del passivo dell’Argentina. (Debito Argentina, accordo raggiunto sul valore. Fernández: “Non sarò il presidente del default”).

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Il ministro dell’Economia, Martín Guzmán

La Sec normalmente impiega 24 ore per valutare e approvare il testo dell’offerta poi, previo coinvolgimento dei rappresentanti delle parti, si passa all’apertura formale della proposta che i creditori potranno accettare. L’adesione non dovrebbe riservare sorprese, risultando alta dopo il ‘via libera’ dei gruppi inizialmente più ostili rispetto alle posizioni del governo guidato da Alberto Fernández.


Lo scorso venerdì 14 agosto, con apposito decreto presidenziale, l’ultima proposta argentina, quella frutto dell’intesa, è stata formalmente pubblicata sulla gazzetta ufficiale. Di fatto, costituisce una seconda modifica dell’offerta presentata il 21 aprile e abilita l’emissione di nuovi titoli, destinati allo scambio, fino al valore totale di 66,137 miliardi di dollari.


L’Argentina, con un comunicato del ministero dell’Economia, invita tutti i suoi creditori “a prendere in considerazione i termini e le condizioni modificate e a unirsi al paese al fine di creare un percorso sostenibile per la ripresa dell’economia argentina”. Il testo della proposta presentata, sottolineano i responsabili economici dell’esecutivo, è il risultato di intensi e continui negoziati, durante i quali Buenos Aires ha preso in considerazione “tutta l’ampia a variabile gamma di opzioni”.

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Il ministero dell’Economia, infine, ha reso noto che l’offerta si apre formalmente alle 17 (ora di New York) del 24 agosto, chiudendosi alla stessa ora del 28 agosto. La comunicazione dei risultati sull’adesione è prevista per il 31 agosto, o prima se possibile sulla base dell’andamento dell’operazione. Non cambia, rispetto ai testi precedenti, la data di entrata in vigore, il 4 settembre.

Come fanno notare gli addetti ai lavori, quella del 28 agosto è una data che mostra una coincidenza. Lo stesso giorno del 2019, l’ultimo ministro economico del governo di Mauricio Macri, Hernán Lacunza, annunciava in modo unilaterale il primo slittamento delle scadenze del debito argentino. Il governo attuale, invece, spera in una riuscita della ristrutturazione. Che, per l’Argentina, sarebbe fondamentale giacché porta al risparmio di 42,5 miliardi di dollari nei primi cinque anni.

Debito, così l’Argentina si è trovata nei guai. Governo dopo governo, record Macri

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