La gestione del pesante debito dell’Argentina è, come già annunciato all’insediamento, è allo studio del governo guidato da Alberto Fernández. Il ‘fascicolo’ è nelle mani del ministro dell’Economia, Martín Guzmán, che non ha mai nascosto la necessità di un piano per rinegoziare i grandi numeri. Il principio di base è, a detta di Guzmán, quello di “dare respiro” all’intero sistema economico-finanziario al fine di agevolare la ripresa economica. Sul punto è intervenuto, al Forum di Davos, anche Joseph Stiglitz che non è solo un economista e premio Nobel per l’economia ma è anche il ‘maestro’ dell’attuale titolare del dicastero economico argentino.

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Martín Guzmán

Stiglitz considera “ragionevole” la ristrutturazione del debito argentino con, inoltre, tagli significativi sia sul capitale che sugli interessi. “Sarebbe fantasioso pensare il contrario”, aggiunge l’accademico statunitense.

Secondo il premio Nobel 2001, l’Argentina potrebbe proporre ai suoi creditori, tra febbraio e marzo, una operazione di ‘alleggerimento’ del debito intervenendo sia su capitale che sugli interessi: “Non posso concepire nessun modello economico ragionevole che non consideri necessario intervenire in tal senso”.

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Stiglitz aggiunge che l’Argentina ha bisogno di tempo per una ripresa della sua economia nazionale, previsione fatta propria anche da Guzmán. L’economista americano attribuisce un ‘ruolo’ anche agli stessi investitori, che, dice, avrebbero dovuto comprendere il tipo di operazione che stavano per effettuare quando hanno deciso di acquistare titoli del paese sudamericano durante il governo Macri, ottenendo alti rendimenti. “Gli investitori non possono essere sorpresi perché avrebbero dovuto capire e valutare il rischio”.

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La linea di Stiglitz è, in fondo, quella di Guzmán e dell’esecutivo di Buenos Aires: il ministro ha presentato un progetto di legge al parlamento sulla ristrutturazione e sotenibilità del debito estero. “La situazione è critica, il paese affronta una profonda crisi del debito”, ha detto Guzmán in conferenza stampa. Di qui la richiesta ai creditori di dare tempo affinché “tornino le condizioni per la crescita e recuperare la capacità di pagamento del debito”.

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