La crisi del debito si intreccia invevitabilmente con indicatori macroeconomici ulteriormente frustrati all’emergenza coronavirus in Argentina, che costringe allo stop la quasi totalità dell’attività economica del paese. Come previsto e annunciato, alla scadenza dell’offerta di ristrutturazione del debito estero emesso sotto legislazione straniera il governo di Buenos Aires ha raccolto appena il ‘sì’ del 20 per cento circa dei creditori. Un dato non fornito dal governo ma dalle indiscrezioni del mondo finanziario. Di lì la corsa per evitare il default. Unica via percorribile estendere l’offerta fino al 22 maggio.

Nel fine settimana, rendiconta la stampa economica argentina, il ministro dell’Economia, Martín Guzmán, ha intrattenuto diversi contatti con i rappresentanti dei creditori e comunicato la novità alla Securities and Exchange Commission. Prossimo obiettivo di Buenos Aires è chiudere un accordo con la maggior parte dei detentori di quei 66 miliardi di dollari sui quali è stata lanciata offerta di scambio.


La strada è in salita, come spiegano i numeri. Per evitare di ritrovarsi in default il 22 maggio, l’Argentina dovrà ottenere il parere favorevole dell’85 per cento dei possessori dei bond Par e Discount e del 75 per cento di quelli nelle cui mani ci sono i Globales. Solo raggiungendo queste soglie di adesione l’accordo potrà essere esteso alla totalità dei creditori dei titoli interessati dall’offerta di ristrutturazione.


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Ciò che è certo è che i rappresentanti dei creditori hanno già confezionato una controfferta che a Buenos Aires potrebbe arrivare tra il 12 e il 13 maggio attraverso il meccanismo del ‘reverse inquiry’. A ogni modo, il nuovo negoziato cercherà di trovare una sintesi o almeno di scardinare gli aspetti dell’offerta che vengono definiti “aggressivi” dai grandi fondi di investimento. Questi ultimi, peraltro, avevano manifestato preferenza a negoziare direttamente con il presidente Fernández che, però, ha ratificato pienamente il ruolo di Guzmán, considerato troppo rigido dalle controparti.

Buenos Aires insiste su tre principi: la sostenibilità del debito, la buona fede delle parti e il congelamento dei pagamenti in un periodo caratterizzato da recessione e emergenza sanitaria, fino a tutto il 2023. Ma su qualcosa dovrà cedere.

Debito, 138 economisti e Nobel con l’Argentina: “Accettare l’offerta di ristrutturazione”

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