La scadenza del debito dell’Argentina con il Club di Parigi, il 31 maggio, non cambia la posizione del governo di Buenos Aires. I 2,485 miliardi di dollari restano in attesa della conclusione dei negoziati che, insieme alla ristrutturazione del debito con il Fondo monetario internazionale, hanno visto il presidente, Alberto Fernández, intraprendere l’ultimo tour europeo.

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Alberto Fernández a Palazzo Chigi con Mario Draghi (Foto: governo.it)

In linea di principio, l’orientamento dei creditori è verso una riprogrammazione delle scadenze, senza tuttavia cedere sulle cifre. Ciò che osservano è il procedere dei contatti tra l’Argentina e il Fmi, considerato metro di misura della buona fede e della volontà di collaborazione del paese sudamericano. Dal 1 giugno, a ogni modo, ‘scatta’ il periodo di grazia: sessanta giorni per evitare un default che per l’Argentina avrebbe pessime conseguenze in termini di credibilità e posizionamento, già precario, sul mercato internazionale del credito.

Della somma pendente, il 37,37 per cento è nelle mani della Germania, seguita da Giappone (22,34), Paesi Bassi (7,98), Spagna (6,68), Italia (6,29), Stati Uniti (6,28), Svizzera (5,31), Francia (3,62) mentre Canada e altri detengono il 4,13 per cento. E ora, dai partner europei incontrati, l’esecutivo albiceleste attende un minimo di appoggio formale, un ‘nero su bianco’ che traduca il sostegno ricevuto nei singoli bilaterali. Da un lato si chiederanno risultati concreti nei negoziati col Fmi, dall’altro la riduzione del tasso di interesse del 9 per cento e scadenze fissate il più possibile lontane nel tempo.


Negli ultimi sette anni, al Club di Parigi, l’Argentina ha pagato 8,1 miliardi di dollari, poi il flusso si è interrotto, nel maggio del 2019, con l’ultimo pagamento da 1,9 miliardi effettuato dal governo di Mauricio Macri. Allora ne residuavano altri 1,9 che sono andati aumentando col calcolo degli interessi, fino alla cifra attuale. Il governo di Alberto Fernández ha poi proceduto a ‘chiamare a raccolta’ tutti i suoi creditori, a cominciare dai privati per poi affrontare Fmi e Club di Parigi. Il tutto per un totale di 115 miliardi di dollari.

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